Leggo con interesse la notizia che si è riparlato di retro porto nell’alessandrino riguardo alle attività portuali liguri, con un Convegno a Marengo nella giornata del 22 novembre.

Argomento già all’ordine del giorno una quarantina di anni fa. Anche in questo caso, è il passato (idee, progetti, speranze) che indicano una delle vie di uscita dal costante indebolimento di un’area molto vasta del Piemonte Sud Orientale, di una sua pratica marginalizzazione rispetto ad altri territori.

Già le problematiche legate ai trasporti ferroviari, più volte affrontate da questa testata, dicono di questo “accantonamento” dell’alessandrino. Altre priorità di carattere più generale, una colpevole politica di accentramento continuo dei servizi e anche, mi si permetta, un impoverimento comples-sivo delle classi politiche e amministrative di tutti i centri provinciali e del capoluogo hanno fatto il resto.

Vedremo cosa produrranno le nuove prospettive e se si concretizzeranno originali proposte messe in cantiere negli ultimi anni. Le urgenze dello snellimento del traffico sono aumentate, la necessità di alleggerire i trasporti da gomme a rotaia sembrano altrettanto evidenti; anche se quarant’anni non sono pochi e molte cose possono essersi modificate da tanti punti di vista.

Perciò, senza voler fingere di essere inseriti in una situazione immutata e perfettamente identica a quella dei primi anni ottanta del secolo scorso, mi permetto di riproporre l’intervento che, in qualità di Presidente del Comitato Comprensoriale, feci al Convegno tenutosi in Alessandria nel dicembre del 1982 dal titolo “Il ruolo dell’entroterra e lo sviluppo dei porti liguri” proprio attinente al tema che interessa anche la logistica. Spero che la qualità dell’immagine permetta una decente lettura.

Ne parlavo, come ovvio, in rappresentanza del Casalese; so che l’argomento è maggior-mente sentito dal sud della provincia dal Ca-poluogo. Però, come allora, ritengo che su questa come su altre questioni, non sia più il tempo delle competizioni e degli sgambetti o veti reciproci fra territori. E’ sempre più ne-cessaria la collaborazione e l’individuazione di funzioni specifiche per le diverse aree della provincia, che metta a disposizione un’offerta integrata e attrattiva.

Mi sento quindi di ripetere le parole con le quali chiudevo l’intervento: “Risultati com-plessivamente positivi e soprattutto equili-brati si potranno ottenere se la Provincia e i due Comprensori (oggi dovremmo dire i Cen-tri Zona) sapranno sviluppare una comune strategia per fare avanzare insieme le nostre aree”.

Ecco perché il passato, se letto e interpreta-to bene, ci indica il futuro.