Lo Stupro di E, di Amina Narini

Sei caduta ancora. E non eri sola.

Chi guarda solamente è più pericoloso

di chi fa male ad altre vite sulla soglia.

Chiamalo violenza il suo silenzio E

le sue mani troppo grandi per linguaggio.

Quando prende il tuo vapore dalla bocca

come fossero le labbra di Claudel-

E ti fa dire che eri sola e sei caduta

dalla sedia, dalla tromba delle scale.

Ha il seme del ricordo

la parola “maschio” in lingua ebraica;

ricordare della parte femminile,

il buco madre che ci fonda

madrenostra da sposare.

Ricorda E che “sel’a “ 

non è la costola,

ma il lato,

l’altro lato della luce,

che ci è data,

una tenebra infinita 

capace di brillare 

se compiuta

posando bocca a bocca i nostri cieli.

Non morire al niente E

se il perdono fa salva la tua vita,

la verità le annuncia tutte

con un soffio.