Il «falso d’autore» nelle canzoni: da Strehler a Dario Fo, per amore della tradizione popolare   

Mimmo Mòllica

Il «falso storico» o «falso d’autore» nella «canzone popolare» è perfettamente riuscito a Giorgio Strehler, Fiorenzo Carpi e Dario Fo. «Le Mantellate» e «Ma mi…» sono due esempi famosi, il cui testo è stato scritto da Giorgio Strehler e la musica da Fiorenzo Carpi. Canzoni d’autore entrate a far parte del cosiddetto «repertorio tradizionale», tra le canzoni popolari milanesi e della Resistenza. Due casi clamorosi, ma non gli unici

Un falso storico di «canzone popolare» perfettamente riuscito a Giorgio Strehler e Fiorenzo Carpi è Le Mantellate, il cui testo è stato scritto da Giorgio Strehler e la musica da Fiorenzo Carpi. Le Mantellate è stata poi fatta conoscere daOrnella Vanoni e da Gabriella Ferri che l’hanno portata al successo. 

Una canzone d’autore entrata a far parte del cosiddetto «repertorio tradizionale», tra le canzoni popolari milanesi e della Resistenza, sebbene Le Mantellate sia scritta in dialetto romanesco e non sia d’autore ignoto o di dominio pubblico.

Ed ecco il «falso storico» o «falso d’autore»: dichiarare un canto come «tradizionale», come dire antico, di ricerca, d’autore ignoto, quando – invece – si tratta di brani ideati, scritti, musicati e arrangiati da fior di autori, come nel caso in questione.

Il risultato è encomiabile e paradossale al tempo stesso. Oltre a consegnare alla tradizione brani originali, dei quali si potrebbero reclamare (e incassare) i diritti d’autore, – infatti – si arricchisce un repertorio culturale, etnico o folclorico, al popolo, alla cultura stessa di quel popolo.

Ma non è il solo caso

Ma Le Mantellate non è il solo caso. Ci sono altre canzoni dichiarate di «anonimo-tradizionale» che invece sono d’autore, scritte da personaggi viventi o comunque ben conosciuti, che tardivamente hanno deciso di attribuirsi la ‘paternità letteraria e artistica’. Tra le altre canzoni appartenenti alle cosiddette «canzoni della mala(vita)» troviamo Ma mi…, stavolta scritta indialetto milanese (anziché romanesco) da Giorgio Strehler (il testo) e musicata da Fiorenzo Carpi. 

«Ma mi» è diventata la «canzone della mala» per eccellenza, portata al successo da Ornella Vanoni, repertorio ideato proprio da Strehler tra gli anni ’50 e ’60 per la Vanoni, a quel tempo sua compagna di vita. 

Un repertorio suggestivo e fascinoso,  fatto di canzoni spacciate per «canti popolari», come facenti parte della tradizione, ricercate e ritrovate tra vecchi manoscritti. Ma così non era, giacché gli autori erano loro stessi: Fiorenzo Carpi, Gino Negri, Giorgio Strehler e Dario Fo. I primi due per le musiche, Fo e Strehler per i testi.

O mia bela Madunina

E sui dischi pubblicati e messi in commercio i brani vennero dichiarati di “anonimo-tradizionale”. Solo in un secondo momento, ai fini del diritto d’autore, Giorgio Strehler rivelò la sua ‘paternità letteraria’ di quell’opera dell’ingegno.

Così O mia bela Madunina (O mia bella Madonnina), creduta canzone-manifesto della tradizione orale milanese, è in effetti un brano composto nel 1934 dal musicista di origini pugliesi Giovanni D’Anzi (musica e parole). Il teso fu poi ‘aggiustato’ da Alfredo Bracchi, milanese per davvero, paroliere di fiducia del maestro D’Anzi.

Così non è per la stranota «Porta Romana bella», canzone popolare milanese tradizionale, della quale non si conosce l’autore, risultando alla Siae di «autore ignoto».

Lo stesso dicasi per «Amara terra mia», canzone portata al successo da Domenico Modugno e ritenuta di sua composizione, ma in realtà appartenente alla tradizione popolare abruzzese.

O per «Bella ciao», canto popolare divenuto inno ufficiale della Resistenza, idealmente associato al movimento partigiano italiano. Che rimane di autore sconosciuto. 

Mimmo Mòllica