FAVOLA

JECHY LA FORMICA EVOLUTA

In un prato fuori città, davanti a una bella casa rosa, c’era un albero di betulla, che nei giorni d’autunno incominciava a spogliarsi delle sue foglie come tanti altri alberi.
Ma questo albero ospitava da sempre una colonia di formiche operose, che con le loro zampine salivano e scendevano ininterrotta-mente giorno e notte per il suo tronco, por-tando sopra il loro dorso cibarie e facendo scorte per quando il gelido inverno sarebbe arrivato, impedendo di stare fuori casa ogni creatura.
In questa colonia c’era Jechy una bella formica con due occhioni dalle ciglia molto lunghe e dai modi molto aggraziati.
Era una sognatrice, e sarebbe diventata un essere molto importante, ed era per questo che tutti i suoi amici la prendevano in giro.
Lei avrebbe voluto volare, e pensava sempre di escogitare il modo in cui poterlo fare.
Un giorno era seduta sull’unica foglia rimasta in cima all’albero, e pensierosa sospirava dietro il suo sogno, ammirando dall’alto il mondo sottostante, vedeva tante cose nuove, un cane che rincorreva un gatto, una gallina che raspava e tirava fuori dalla terra un lombrico con il suo becco e
pensò che se fosse stata sulla terra avrebbe fatto la fine di quel povero lombrico, e vide anche in lontananza un piccolo ruscello con la sua acqua cristallina che scorreva verso il mare.
Passava ore e ore a guardare il mondo, senza muovere una zampina per dare un aiuto, e non si rendeva conto che gli altri dovevano faticare anche per lei.
Ad un tratto una folata di vento scosse forte forte i rami dell’albero, sembrava che fosse passato un uragano, e con forza si aggrappò ai bordi della grande foglia per non cadere.
Ma il vento persistette a soffiare, ed ecco che la foglia si staccò, e volteggiando nell’aria come un paracadute. Dapprima Jechy pensò che sarebbe precipitata e si sarebbe fatta molto male, ma la foglia continuò a volteggiare e lei stupita esclamò: << Sto volandooo >> !
Jechy un pochino spaventata ma non troppo, dondolava sempre aggrappata alla foglia, incominciava ad avere la testa che le girava e lo stomaco in subbuglio, anche perché le era caduto sulla testa una lunga paglia.
Gira che ti gira, dondola che ti dondola, finalmente la foglia si adagiò sull’acqua del ruscello, e la forza dell’acqua che scorreva veloce incominciò a trainare la foglia.
Jechy la formica ancora tutta stordita, e scombussolata da questa strana avventura, piano piano riacquistò la sua baldanza, e sentendosi pronta incominciò a navigare, servendosi della lunga paglia per remare.
Naviga che ti naviga, e rema che ti rema, si ritrovo in una piccola rientranza dove l’acqua sembrava stagnare, Jechy pagaiando si accostò al bordo, e con un balzo approdò sull’erba.
Ed ecco che era diventata in una sola volta aviatrice volando nell’aria sulla foglia e, allo stesso tempo pirata sull’acqua.
Incominciò a lisciarsi e pulirsi le zampine, per farsi ammirare dagli amici, e pensava: << chissà quanta invidia ho suscitato >> !
Si guardò intorno, ma non vide nessuno dei suoi amici con cui raccontare la sua strabiliante epopea, constatò con rammarico che si era stancata molto, e pensò che questa avventura doveva condividerla con altri se voleva divertirsi.
Allora s’incamminò sempre speranzosa di arrivare a ritrovare la sua casa.
E si ripromise di cambiare il suo comportamento verso i suoi simili.
Sarebbe diventata una brava formica e avrebbe lavorato molto a fare scorte anche per gli altri, l’unione fa la forza.
A stare da soli non c’era gusto, la vita è bella se si sa stare in compagnia. La solitudine rende tristi e toglie il sorriso . . .

Di Rosa Cozzi
Da “LE FAVOLE PIU’ BELLE”
DL. 1941/633