Oggi è il 1° Dicembre ed in questo giorno, nel 1863, a Little Powder River, nel Wyoming, U.S.A., nasceva Hehaka Sapa, conosciuto da noi come “Alce Nero” che fu un “Uomo di Medicina” e guida spirituale presso gli Oglala, uno dei popoli dei Lakota-Sioux. Anche se da noi è comunemente conosciuto come “Alce Nero”, la traduzione in inglese-americano del suo nome Lakota è “Black Elk” che si riferisce al “wapiti”, una tipologia di cervo, non di alce. A 12 anni, nel 1876, partecipò alla storica battaglia del “Little Bighorn”, nella quale l’esercito degli Stati Uniti comandato da George Armstrong Custer fu sconfitto dai Sioux guidati da Toro Seduto. Nel 1890 fece parte dei combattimenti di “Wounded Knee” dove l’esercito americano lo ferì ad un orecchio. Dopo che i missionari gesuiti spiegarono ai Lakota che c’era continuità tra la religione Lakota ed il Cattolicesimo e che non avrebbero dovuto rinnegare i loro vecchi concetti, vari nativi si convertirono, tra i quali la moglie ed i figli di Alce Nero, ed alla morte della moglie, nel 1903, anche Alche Nero si convertì, operando prima come catechista, e poi, consacrato “diacono”, battezzando anche centinaia di Sioux. Nel 1931 Alce Nero raccontò tutto il suo passato, le sue “visioni” ed i riti sacri Sioux allo scrittore John G.Neihardt, il quale nel 1932 pubblicò il libro “Alce Nero parla…Vita di uno stregone dei Sioux Oglala”, ma omettendo però la sua conversione al Cattolicesimo. Solo 15 anni dopo, la successiva biografia curata da Joseph Epes Brown (che visse con Alce Nero per otto mesi) riportò fedelmente ed in modo completo tutte le esperienze esistenziali e spirituali di Alce Nero. Morì nel 1950 nella Riserva Indiana di Pine Ridge. Questo un suo pensiero: “La prima pace, la più importante di tutte, è quella che viene dall’anima degli uomini quando prendono coscienza dei legami che li uniscono all’universo e a tutti i suoi poteri, con i quali forma un’unica entità…”.Questa è una riflessione di Alce Nero che condivido e questa mia opera a pastello seppia è in suo omaggio e memoria.

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Bruno Pollacci