Matteo Gazzolo

Diventare “spia di Dio”

Tanti anni fa recitai in Lear a fianco di mio padre, paziente mio maestro. Fu una vita diversa fa, quella di un ragazzo predato da forze che non vedeva e non capiva. Per far sorgere me stesso dovetti morire. E ne è valsa la pena, ora che posso accogliere gli altri, amare il mondo intero e abbracciare ciò cui ero del tutto cieco.
È l’essere mendicante che mi ha aiutato a morire, e muoio ogni giorno, e così ogni giorno sperimento il rinascere del seme, il crescere del fusto, l’aprirsi della foglia, lo sbocciare del fiore, il compimento del frutto, la ricaduta del seme sulla nuda Terra.
Non conobbi nulla di Lear a quel tempo, se non un vago (eppure poderoso) sentimento per le tante emozioni inspiegabili della sua poesia. Oggi che posso cogliere le virgole di quelle parole come preziose occasioni, guardo a quel ragazzo ingenuo e dormiente come se fosse un altro da me, un residuo del tempo che ho dovuto superare morendo a più riprese.
Così ho affrontato il buio, la cecità, la sorda superficialità in cui mi costringevo a vivere, illuso di chiacchiere, desiderante inutili protezioni, sciocco benessere, vani possessi, vaghi obiettivi, effimere realizzazioni.
Solo di recente, colpito ancor più duramente, ho vinto quel timore di “vivere davvero” che è sempre il retroscena di chi non comprende e non accetta la morte, perché non sa che si rinasce, ogni giorno, ogni istante, vita dopo vita dopo vita.
Il vestito del mio corpo, mi appare come il lavoro d’arte sublime delle gerarchie superiori, che in forza, armonia, movimento, calore, spazio, tempo (eccetera) lo tengono assieme per me, dono preziosissimo davvero… eppure destinato a disciogliersi nel vento, come foglia d’autunno… E quale crisi oscura ciò scatena nel viandante del tempo presente, quale peso interiore, quale fuga nella vacuità dei sensi!
Ho poi visto che cosa accade, quali correnti invisibili legano le mie cellule, i miei atomi, e gli danno la mia forma e le sue funzionalità, quale mistero è sotto i nostri occhi, celato ai sensi fisici eppure evidente all’intuito. Allora ho compreso quello che si cela dietro l’apparenza del mio corpo, ho compreso la nascita, ho vissuto la morte e compiuto la rinascita.
Così sono divenuto anch’io, come il folle Re Lear che impazzisce, muore e rinasce, una spia di Dio…
Solo da allora mi sono accorto di vivere davvero e non baratto più la mia libertà per una qualsiasi paura ed ogni passo è gioia, pienezza, morte, dissolvimento, raccolta, forza, rinascita. E ora so, finalmente, che sono appena appena all’inizio del cammino nell’eternità della vita continua di tutto ciò che è.

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