È troppo presto perché la piazza possa accoglierli. Ma si tratta di una situazione di emergenza, allora non esiste alternativa migliore. Solo un collega, irriconoscibile perché totalmente coperto, si è soffermato l’intera notte sdraiato su una panchina. Perfino di piccioni se ne vedono pochi, poiché stanno appollaiati sui rami degli alberi e su altri sostegni circostanti.

– L’hai ridotto davvero male quel poliziotto. Sei stato grande. –

– Parli sul serio? –

– È ciò che avrei voluto fare io da molto tempo. Sei stato fortunato nel cogliere il momento propizio. Un piacere che mi rimarrà dentro a lungo – ammette Carlo. – È come se fossi stato io a scaricare quei cazzotti sul suo bel visino. –

– Niente di personale, è stato solo uno sfogo di rabbia. Non mi ci vedo a fare il boxeur. –

Dopo vari stiracchiamenti, il collega dormiente si erge sul busto rimanendo seduto sulla panchina. I primi piccioni si levano in volo prendendo confidenza col giorno.

– È una faccia che non conosco. Mi sa che è un nuovo arrivato – dice Carlo. – Potrebbe essere di passaggio e non rivederlo per un bel pezzo. Sì, perché si finisce per ritornare. –

– Ti senti con i tuoi? – chiede Stefano.

– Non mi è rimasto molto. Ho una sorella più grande di me e due meravigliosi nipoti entrambi sposati. Agli inizi ci tenevamo in contatto per telefono. Ricordo che sono andato a trovarli un paio di volte. Facevano di tutto per convincermi a non ripartire. Veramente ammirevole. Da circa tre anni non ricevono più mie notizie. Credo che abbiano capito. Gli voglio un gran bene – risponde Carlo.

– Ho saputo che Giulio è stato tumulato nel cimitero della sua città. I suoi familiari si sono assunti le spese. –

– Era un brav’uomo – dice Carlo. – Non lo dava a capire, ma ti assicuro che avrebbe dato l’anima pur di appigliarsi a un’ancora di salvezza. –

– In fondo è un desiderio che accomuna tutti noi. Te compreso – replica l’amico.

– Cosa fai, tenti di stuzzicarmi? –

Un piccione in lenta discesa si avvicina al collega seduto sulla panchina per tastarne l’umore. L’uomo, col gesto ripetuto della mano, lo caccia in malo modo.

– Sono sempre più soli. I loro denigratori proliferano a macchia d’olio – asserisce Carlo. L’espressione sorniona di Stefano vale più di un commento.

– A cosa stai pensando? –

– Ai poveri piccioni. Penso alla loro penosa solitudine – risponde Stefano.

– Non mi starai mentendo? –

– Non lo farei mai. –