Racconti: “LA DONNA IN NERO E LA SPIA VENUTA D’OLTREOCEANO”, Rosa Cozzi

Buongiorno!

da ” PROFUMO DI PEPERONCINO, BASILICO E UVA FRAGOLA”

“LA DONNA IN NERO E LA SPIA VENUTA D’OLTREOCEANO”

Dunque, come ho già scritto, quando venni al mondo, piccolo batuffolo roseo di quasi quattro chili, i miei genitori per mia fortuna scelsero come madrina di battesimo la soprannominata “Dama in nero” vicentina di nascita, si chiamava Emilia Pretto e come padrino il di lei consorte, due persone squisite e gravide di fortuna.

Difatti il giorno del mio battesimo mi misero nelle mani un libretto della ” CASSA DI RISPARMIO” a nome mio, conteneva un deposito di ben ” 350 lire ” cifra astronomica per quei tempi!.

Il mio padrino, un siciliano alto e distinto signore ,originario di Carini, portava sempre un impermeabile impeccabile e un Borsalino grigio alla Humphrey  Bogart, aveva un nome altisonante  Sebastiano De Lisi, con la sigaretta perennemente accesa a pendere dal labbro: amava raccontare con dovizia di particolari la sua avventura americana come autista personale di Rodolfo Valentino, o Rudolph Valentino o semplicemente Rudy , nome d’arte di  * * Rodolfo Alfonso Raffaello Pierre Filibert Guglielmi di Valentina D’Antonguella (Castellaneta, 6 maggio 1895 – New York, 23 agosto 1926) , fu un attore e ballerino italiano naturalizzato statunitense.

Terzo di quattro figli (Beatrice, Alberto e Maria erano i suoi fratelli), era nato a Castellaneta, in provincia di Taranto, da padre italiano, Giovanni Guglielmi di Valentina D’Antonguella, un veterinario ex Capitano di Cavalleria originario di Martina Franca appassionato d’araldica (i suoi studi lo convinsero d’essere imparentato a certi nobili papalini e decise, di conseguenza, di aggiungere al proprio cognome il titolo “di Valentina D’Antonguella”), e di madre francese, Marie Gabrielle Bardin, dama di compagnia della marchesa del posto.

Fu uno dei più grandi divi del cinema muto della sua epoca, noto anche per esser stato il sex symbol di quegli anni.

Il mio padrino invece di raccontarmi le favole, mi riempiva la testa delle strabilianti gesta di Rudy, come con affetto lo chiamava lui. E mi descriveva la favolosa casa comprata un anno prima della morte di Rodolfo Valentino, una sfarzosa villa sulla collina di Beverly Hills, battezzata “Nido del falco”. Secondo le poche fotografie scattate, essa era arredata sfarzosamente con lampadari di cristallo e tappeti di valore. La villa era circondata da un parco di circa sei ettari dove Valentino andava a cavallo, coltivando la sua passione nelle sue tenute. Ci visse solo un anno, fino alla sua morte * (biografia su Wikipedia). 

Donna Emilia Pretto impinguata De Lisi, la mia madrina, donna dal fascino innato, straboccante di signorilità e originaria di Vicenza, amava raccontare la sua vita americana, mi confidava e mi descriveva la sua storia con Rudy, storia vissuta clandestinamente senza mai essere stati scoperti. 

Io sognavo ad occhi aperti!

Ogni giorno rievocava i ricordi cantando ” Non ti fidar di un bacio a mezzanotte”. Ascoltandola ogni giorno parlare di Rudy, non mi chiesi mai il perché il mio padrino di origine siciliana non nutrisse gelosia per quel ballerino che aveva sedotto la moglie. Era una cosa naturale per loro e io non mi posi mai domande al riguardo.

Quando usciva a passeggio, si pettinava i lunghi capelli color “Veronese ” in un complicato chignon tanto da parere una regina e si vestiva accuratamente con abiti di seta; sopra indossava il ” paletot ” verde bottiglia, guarnito al collo di una pelliccia di volpe rossa, che la rendeva oltremodo affascinante. 

Aveva un solo difetto e non se ne vergognava minimamente: sovente scoreggiava senza ritegno, lasciando dietro di sé un olezzo di cavolo, ortaggio di cui facevano largo consumo settimanale. 

Non se ne asteneva neanche davanti al Maresciallo dei Carabinieri che ossequioso le porgeva i suoi omaggi, però lei chiedeva scusa regalmente! Uno spasso gratuito per chi assisteva a questi episodi.

Versava sempre una lacrimuccia all’evocazione della morte di Rudy ,dicendo che era troppo giovane quando passò a miglior vita: si spense infatti all’età di trentuno anni al Polyclinic Hospital di New York, dov’era stato ricoverato per un malore dovuto ad un’ulcera gastrica, di cui soffriva da tempo e ad un’infiammazione dell’appendice. Colpito da un attacco di peritonite e sottoposto ad intervento chirurgico, tutto si rivelò inutile ed alle 12:10 del 23 agosto Valentino morì.

Negli anni a seguire, una misteriosa donna, velata di nero, continuò a portare dei fiori sulla sua tomba il giorno dell’anniversario della morte dell’attore. 

Nonostante in molte si siano professate come la “donna in nero”, nessuna ha poi saputo comprovare la veridicità delle proprie parole e questa figura è tuttora avvolta nel mistero. Mistero che ha lanciato una sorta di tradizione, ancora viva adesso, che vede parecchie figure femminili ugualmente avvolte in veli scuri portare fiori sulla tomba di Valentino. La mia madrina mi mostrava sempre la veletta nera che indossava quando andava al cimitero sulla tomba di Rudy.

Dopo qualche anno dal decesso di Rudy, loro datore di lavoro, avendo fatto fortuna, erano tornati dall’America. 

E, arrivati al mio paesello, avevano aperto una fabbrica di “tagliamano” materiale di crine vegetale che serviva a fare corde per bastimenti e barche.

Erano reputati da tutti in paese persone benestanti.

Io però ero fermamente convinta che il mio padrino fosse una spia, difatti ascoltava e seguiva attentamente, da uno strano aggeggio con scritto “onde medie” e ” onde lunghe ” che fischiava ad ogni giro di manopola, tutti i fatti che si svolgevano in Medioriente. L’epoca di cui descrivo i fatti era nel momento dei famosi “sette giorni” in Israele; dopo ogni comunicazione spariva per una settimana, e tornava con delle belle salsicce col finocchio, mozzarelle di Battipaglia, e deliziose sfogliatelle. 

Mi chiedevo e non ho mai capito perché mio padre non facesse come lui.

Per farla breve, comunicava con qualcuno in una lingua all’epoca per me sconosciuta, ma che risultò essere inglese, quando iniziai a studiare.

Vissero ancora per molti anni: lui passò a miglior vita a novant’anni, lei lo raggiunse a 107 anni. . .

Pace all’anima loro.

Una bella avventura. . .

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