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Siamo stati angeli nell’acqua, piccole stelle dell’alba
dove le viti erano muschi
farfalle di mare alla deriva
sbattendo l’azzurro dei piedi
tra le onde del sole
seguivamo il ronzio genitale dei nostri delfini
i click sordi delle stenelle in amore
nutrendoci degli errabondi,
i mangiatori di luce
se di notte facevamo buon conto della neve marina.

Più di tutto amavamo i verdazzurri,
centomille in una goccia di sale,
e i nostri capelli luccicavano a giorno.

Una notte, la grande notte,
seguimmo la figura di una lacrima
che andava a deporre le uova
nella buca profonda di sabbia:
bambini! stretti nella preghiera
ci fermammo,
per ordine delle mani.

Il mare si calmò,
minuscoli pastori cercavano l’uscita,
al largo verso l’acqua nera,
portando sul dorso le faville;
le albere presero a far luce,
ci contammo le ossa, una ad una,
finché una bambina prese a salire
le nostre timide gole infantili,
con le giumelle educate all’amore.

Fedele alla postura di chi prega
la buca di nascenza si ripete
nel dramma della luce
lei cammina
anelando all’oro del suo bacio.