Rientrato nella sua stanza, Luigi spera di essersi un po’ svincolato dalla morsa dei suoi incubi e di poter trascorrere così una notte meno pesante.

Il desiderio dell’uomo viene da lì a qualche ora frantumato dal continuo agitarsi sul letto mentre, sudato, articola solo frasi sconnesse che non aiutano di certo al tanto auspicato recupero psicofisico.

***

La mattina seguente, Luigi entra nella cucina della pensione con l’aria distrutta di chi ha trascorso una notte insonne. Una donna dal fisico rotondeggiante, sulla sessantina, seduta al tavolo, dà una scossa al suo torpore.

– Buongiorno – dice la donna.

-… buongiorno – replica l’uomo.

Stella prepara la colazione a entrambi gli ospiti.

– Buongiorno, come va? –

– Lascio a lei indovinare. –

-… una bella tazza di caffè è quello che ci vuole. –

– È come se dovesse curare tutti i mali del mondo – commenta la donna seduta al tavolo. – È una pura illusione. –

– La mia vicina di stanza, immagino. –

– Se ha conosciuto Alda, la sua supposizione mi sembra ovvia, non crede? –

– Mi spiace se stanotte l’ho disturbata. –

– No, lei non c’entra. La verità e che ho voluto chiudere un capitolo del mio romanzo, senza stare lì a guardare le lancette che giravano freneticamente. E ciò, a dire il vero, mi capita spesso. –

– Spero quantomeno sia rimasta soddisfatta – replica l’uomo accomodatosi sulla sedia.

– Saprò darle una risposta a lavoro concluso. –

Stella si siede dopo aver posato la colazione sul tavolo.

– Non saprei davvero in che modo aiutarvi. E pensare che di recente, per agevolare il sonno dei miei ospiti, ho cambiato perfino i materassi. –

– Ottimo! Le assicuro, nonostante il mio sonno disordinato, che è un ottimo materasso – ammette la scrittrice. – Forse il signore, a proposito di quanto detto, ha qualche rimpianto, per non poterselo godere appieno. –

– È proprio così! – risponde Luigi. – E credo che il tempo tiranno non mi permetterà di apprezzare le sue qualità. –

– Ci lascerà presto? –

– Sì, presto. –

– In fondo è normale. Io e Alda, anche se per motivi diversi, siamo le uniche ad aver messo radici. Con tutto il rispetto e l’affetto che provo per la signora Stella, non vedo l’ora di ritornare nella mia dolce casa. –

Stella sorseggia il latte macchiato nella tazza bianca con strisce orizzontali color viola.

– La capisco. Ormai, mi sembra che il momento del fatidico incontro si stia avvicinando. –

– Già, sembrerebbe. Ha usato il termine giusto. Una volta che si iniziano i lavori non si sa mai quando volgeranno al termine. –

– Sta ristrutturando la sua casa? – domanda Luigi.

– È quello che pensavo di fare e non immaginavo certo che diventasse un cantiere permanente! Fortunatamente tutto, prima o poi, ha un epilogo. –

Luigi prende da un barattolo della marmellata di ciliegie e la spalma su una fetta di pancarré.

– La signorina Alda ha già fatto colazione? –

– Sì, è andata via prima che entraste voi – dice la direttrice della pensione. – Mi ha chiesto di lei, per quel discorso di farle da cicerone. –

L’uomo dà un morso alla fetta di pancarré.

– Credevo, che scherzasse. –

– Mi sa che lei conosce poco le donne, o fa finta – commenta la scrittrice. – Per nostra natura non amiamo perderci in discorsi futili. –

– Sono un inguaribile sprovveduto in questo campo. –

– Non è il solo. Gode di ottima compagnia nell’emisfero maschile. –

– Una bella consolazione. –

– Non si mortifichi, avete la nostra solidarietà. –

– Siete eccezionali! Buona questa marmellata, posso prenderne ancora? –

– Tutta quella che desidera – dice compiaciuta la signora Stella. – Faccia, come se questa fosse casa sua. –

– È così – ammette la scrittrice. – È la casa di tutti quelli che ci abitano. –