Racconti: L’ALBUM DEI RICORDI, Rosa Cozzi

Buongiorno!

29/12/62  data che non posso dimenticare!

L’ALBUM DEI RICORDI

Sono qui da sola, nella notte senza rumori,

niente interrompe questo scorrere del tempo,

solo il ticchettio dell’orologio mi fa capire che le ore passano,

ed io non riesco a smettere di guardare le foto di tutta una vita.

Quanti ricordi, felici e dolorosi allo stesso tempo, quanti sorrisi e quanti pianti, quante sorprese e quante difficoltà racchiusi in questo album.

Il primo contiene le foto del mio matrimonio.

Quella mattina, l’ultimo sabato del mese di dicembre, faceva freddo, era nevicato e il tempo era incerto, non si sapeva se prendere l’ombrello, o incappucciarsi per resistere al freddo,

Io al braccio di mio padre con dieci minuti di ritardo, entravo dalla grande porta in chiesa, infreddolita, con le scarpe 34/mezzo che mi facevano male, perché il n° 35 non si trovava in bianco in quel periodo dell’anno, con le gambe tutte sbucciate con relative croste davanti, perché ero caduta una settimana prima, da una scaletta in cemento a qualche metro da casa, rischiando di rompermi una gamba, segno premonitore di un destino non ancora scritto. Premetto che nessuno mi aveva forzato a sposarmi, ma neanche nessuno aveva obiettato per dissuadermi, vista la mia giovane età.

Ripensamenti dell’ultimo momento mi consigliavano di nascondermi. 

Ma vedevo come unica soluzione solo la cuccia del cane e mi avrebbero trovata subito, o andare al patibolo con stoica dignità.

Senza il velo davanti agli occhi ,nessuno si era premunito a dirmelo per celare il mio viso stravolto da una notte insonne passata a chiedermi se scappare in qualche angolo nascosto per non farmi trovare.

Proprio quella mattina, i capelli avevano scelto di diventare elettrici, e far scivolare l’acconciatura ad ogni movimento della testa.

Il culmine di tutto questo, l’apoteosi che mi fece prendere completamente coscienza di quanto fosse sbagliato e prematuro quel momento, fu quando abbassando gli occhi, vidi un bouquet di fiori in tulle, incollato sopra all’inginocchiatoio, e con gran rammarico, mi resi conto che il mio bouquet in tulle, dopo averlo cercato per giorni e scelto per avere lo stesso disegno e relativo fiore dell’acconciatura, era rimasto incartato e dimenticato sopra l’armadio della mia camera.

Brutto segno pensai !!!… Vani i tentativi di attirare l’attenzione del testimone per chiedergli di farlo sapere a mia sorella, 

che sicuramente avrebbe provveduto a mandare qualcuno a prenderlo. . .

A tutto questo, aggiungo il rimbrotto del prete, che mi conosceva sin da bambina, perché quel giorno con la mia veneranda età avevo “diciassette anni e cinque mesi”, mi ero permessa di arrivare in ritardo di dieci minuti  e con voce altisonante mi disse: “Sarei andato a Sanremo e tornato” relativo rossore di vergogna, aggiunto all’ignoranza di non sapere come comportarmi, le mie gambe si attorcigliarono e il tacco della scarpa fini sulla caviglia dell’altra gamba, uno strappo enorme, la calza era ormai a brandelli, facendomi inciampare e come una pera  matura caduta dall’albero mi ritrovai tra le braccia dell’uomo che sarebbe diventato dopo pochi minuti mio marito, la mia avventura da sposata durata trentasei anni incominciò…

Però mi é rimasta la voglia di sgranocchiare confetti e di un pezzo di torta nuziale, soprattutto che ce n’erano due…Non né assaggiai neanche un pezzetto. . .

Il resto é storia. . .

di Rosa Cozzi