Dio è morto, Marx è morto e anche la psicanalisi sta poco bene - La Stampa

Marco Ciani

Prendo spunto da una citazione di Eugene Ionesco, (anche se la frase è attribuita erroneamente a Woody Allen), per formulare alcune considerazioni sulla caduta di alcune idee universali in Europa, e più in generale in occidente.

Punto uno. Lo stato di crisi avanzata del cristianesimo nei paesi occidentali è noto. Le dighe dogmatiche, dopo due secoli di resistenza a partire dalla Rivoluzione francese, sono crollate nell’ultimo cinquantennio abbastanza facilmente come ben descritto dalla filosofa d’oltralpe Chantal Delsol nel suo ultimo testo “La fine de la chrétienité”, da lei intesa come fenomeno sociale.

Crisi di vocazioni sacerdotali, ignoranza diffusa in tema di fede, funzioni religiose ai minimi termini partecipate da persone anziane, tensioni crescenti tra il Vaticano e le conferenze episcopali, fronde interne, scandali legati alla pedofilia. Si presenta così oggi lo stato dell’arte.

In molte regioni d’Europa ormai l’irreligiosità è maggioritaria. Gli edifici di culto storico, ormai vuoti o quasi, vengono abbattuti, riconvertiti e a volte adibiti a moschee. La Chiesa non è più cattolica, perlomeno non lo è nel senso etimologico del termine, da katholikós ovvero universale. Pur con molte differenze territoriali, non è azzardato sostenere che i giovani attuali costituiscono la prima generazione incredula della storia. L’occidente è nello stadio della liquefazione del cristianesimo.

Punto due. Dal giorno di Natale di 30 anni fa, la bandiera rossa con la falce e martello non sventola più sul Cremlino. In pochi la rimpiangono. Il comunismo costituiva fondamentalmente un’ideologia messianica della storia, anche se poneva il paradiso in terra anziché in cielo, dopo la fine dei conflitti di classe.

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