Schiude lentamente gli occhi e subito viene abbagliato dalla luce del sole che entra dalla vetrata del balcone; non è tanto questo il fastidio maggiore, ma piuttosto un senso di giramento di testa, dovuto alla gran bevuta della sera precedente. Non è la prima volta che gli capita; è più forte di lui, promette sempre di andarci cauto con l’alcol e puntualmente ci ricade. Per carità, non è un alcolista, né tanto meno ha il vizio del bere, ma proprio per questo motivo, quando esce con qualche amico, magari più esperto di lui in materia di bevute, non riesce proprio ad evitare nel prendersi una bella sbornia. Fortunatamente che è domenica, il suo giorno di riposo, e non deve alzarsi per andare a lavorare. Rimane a letto ancora un po’, sperando che la sensazione di malessere passi. Trascorsa un’ora si rimette in piedi, anche se si sente ancora intontito. Una doccia rinfrescante è quello che ci vuole. Dopo essersi vestito va in cucina a prepararsi un caffè; abbastanza forte. Alessandro è un giovane uomo di trentacinque anni, sigle; vive in un piccolo appartamento al secondo piano di un palazzo alto sette piani. L’uomo fa il poliziotto. Non è il lavoro che avrebbe voluto fare, ma visto che a scuola non è andato oltre il conseguimento del diploma scientifico, e non avendo nessuna conoscenza professionale, gli rimaneva ben poco da poter scegliere se non voleva rischiare di aggregarsi al numeroso esercito di eterni disoccupati. Meglio che niente, ama ripetersi continuamente l’uomo. Seduto al tavolo, sorseggia la bevanda scura, quando squilla il cellulare.

«Sì? Ciao. Sì, mi sono svegliato da poco.»

Dall’altra parte del telefono c’è il suo amico Stefano, con il quale la sera precedente, in un locale della città, aveva trascorso un paio d’ore in assoluta spensieratezza, in compagnia di diversi boccali di birra.

«Come mi sento? Prova a immaginarlo. Non riuscivo nemmeno ad alzarmi dal letto. Alla fine mi sono preso di coraggio e mi son detto: ora o mai più.»

«Esagerato!»

«Mi conosci, non sono bravo come te a sopportare l’alcol; dopo il primo boccale crollo! Tu come ti senti?»

«Bene! Come dici tu, a me non fa nessun effetto; ho visto ieri sera, all’uscita del locale, la tua strana andatura.»

«Facevo pena, vero?»

«No, facevi ridere.»

«Lo immagino! Cosa fai oggi?»

«Credo che sarò a pranzo a casa dei genitori di Angela.»

«Certo. Ieri sera hai avuto la libera uscita» dice col sorriso sulle labbra Alessandro.

«Già. Angela me lo concede perché sa che esco con te, altrimenti non se ne parla assolutamente» risponde sulla stessa falsariga Stefano.

«Come sta la piccola?»

«Cresce; è un amore!»

«Sì, è vero.»

«Se non dovevamo andare dai genitori di Angela, potevi venire da noi; ancora non è sicuro, ti farò sapere.»

«Va bene, stai tranquillo; mi arrangerò» afferma, con la solita espressione sorridente, Alessandro.

«Ci sentiamo dopo.»

«Ok.»

L’uomo chiude la chiamata e finisce la sua colazione a base di abbondante caffè. In effetti, queste giornate in cui non lavora per lui sono un problema, nel senso, che quasi sempre le trascorre da solo. I suoi più stretti amici sono sposati, convivono, o sono fidanzati; la sua ultima relazione risale a più di un anno fa. Con Maria, sono stati insieme quasi due anni, poi, è successo l’inevitabile: lei dice di non provare più nulla; così, all’improvviso. È una cosa che l’ha spiazzato, che l’ha fatto stare male. Non è che all’inizio lui l’amasse alla follia, ma si era lentamente affezionato, fino a non poter fare a meno della sua presenza. In qualche modo si è sentito tradito, perché non se l’aspettava proprio che potesse essere lasciato; ma la vita va così, non c’è nulla da fare. Ha sperimentato sulla sua pelle le pene d’amore, cosa a cui non era abituato. Ora, è come se avesse paura a intraprendere una nuova relazione; non ha ancora del tutto metabolizzato il triste epilogo della sua ultima storia. Comunque, è anche vero che fino ad ora non si sono presentate delle buone opportunità, e lui non fa molto per cercarsele; si definisce pigro per natura. Una gran brutta cosa per chi odia la solitudine. Sì, perché in fondo non gli piace vivere da solo, ha sempre desiderato costruirsi una famiglia, soprattutto dopo la scomparsa di entrambi i genitori, morti dentro la loro macchina, in un incidente stradale. Se poi si aggiunge che non ha fratelli né sorelle, il quadro è completo. Detto questo, sembrerebbe che Alessandro viva in una condizione di assoluta tristezza; invece non è così, affronta la vita con la dovuta serenità, consapevole che tutto può cambiare in qualsiasi momento.