Il fiore del matrimonio, di Laura Boero

Da  “Si riparano ricordi” 

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Mio figlio ci aveva comunicato a S. Giovanni, con un preavviso di soli due mesi, la sua intenzione di sposarsi il 23 di agosto.

La cosa ci aveva preso alla sprovvista, soprattutto per il poco tempo che avevamo per dedicarci ai preparativi.

Soprattutto io, che avevo programmato di portare mia madre al mare  il 17 di luglio, mi trovavo in difficoltà sull’abbigliamento da indossare il giorno del Matrimonio.

Archiviata con qualche difficoltà la questione “abito” occorreva abbinare gli accessori giusti, copri spalle, fiori, borsa, scarpe.

La cosa più difficile per me da comprare sono sempre state le scarpe. 

Il numero 35 sembra introvabile a Torino, soprattutto se la ricerca é volta ad un tipo di scarpa di un colore e di un modello particolare.

Insomma, dopo aver vagato in Centro, tra negozi chiusi per ferie e negozi aperti ma sprovvisti di quello che cercavo, disperata, ero approdata a Porta Palazzo alle bancarelle dei cinesi, unici, in tutta Torino a trattare ancora numeri piccoli.

Avevo portato con me un fiore di raso, color grigio fango che si abbinava alla pochette e al copri spalle che avrei indossato, le scarpe dovevano avvicinarsi il più possibile al colore del fiore. 

Perché non si rovinasse, era stato sistemato con altri piccoli accessori, in una scatola di cartone che portavo con me per poter confrontare l’eventuale scarpa al colore del fiore.

Dopo qualche giro a vuoto, finalmente mi era sembrato di aver trovato quello che cercavo, numero e modello corrispondevano, solo il colore andava verificato; ma quando avevo aperto la scatola dove avevo riposto il fiore, questo era scomparso.

Avevo febbrilmente rovesciato e vuotato il contenitore senza successo e mi convinsi di aver perso il fiore, probabilmente caduto in terra nel corso di qualche sosta precedente.

Inutile dire che, lasciato perdere l’acquisto delle scarpe, avevo cominciato a percorrere a ritroso il corridoio tra le bancarelle visitate in precedenza, chiedendo a destra e a manca se qualcuno avesse trovato un fiore di stoffa.

La ricerca risultò infruttuosa, nessuno lo aveva né visto, né trovato.

Stanca, accaldata, assetata, decisi che sarei andata nel negozio dove lo avevo acquistato qualche giorno prima ( per fortuna era lì vicino) per comprarne un altro.

Prima però avevo bisogno di riposarmi un attimo ed entrai nel Centro Commerciale Palatino per sedermi e prendere un caffè.

I negozi del Centro Commerciale erano pochi e abbastanza sforniti, l’atmosfera era quella di un discount squallido, non ci sarei mai entrata in condizioni normali.

Salii  con la scala mobile al piano superiore e mi accomodai al tavolino di un bar sistemato proprio di fronte ad un negozio di scarpe.

Posai la borsa e la mia scatola sul tavolino e, sorseggiando un espresso, ne tolsi il coperchio; il fiore era lì, davanti ai miei occhi, in tutta la sua bellezza e integrità.

Facile dire che c’era anche prima e io non l’avevo visto, peccato che la scatola l’avessi scossa e completamente vuotata. 

Prima, il fiore, non c’era. 

Mentre, incredula. mi stavo domandando il perché di quella sparizione e successiva apparizione, alzando gli occhi, notai la vetrina del negozio che mi era di fronte.

In prima fila c’era un bellissimo paio di décolleté in pelle color fango, uguali al fiore, numero 35. 

Sembrava mi stessero guardando, beffarde.