Valeria Bianchi Mian: EREMO

Sant’Ampelio, protettore dei fabbri ferrai e dei pescatori, giunse in Liguria verso il 411 dalla Tebaide, nell’alto Egitto. Prese casa in una grotta di fronte al mare. Le sue reliquie giacciono nella teca su alla chiesa che domina il borgo. Personaggi importanti, ben lontani dal protagonismo dei nostri tempi.

Come ben sapete, io non seguo questo o quel percorso religioso; tengo cari i simboli universali, vivo l’Anima Mundi. Accolgo Ampelio e l’Eremita dei Tarocchi, il Saturno arconte degli alchimisti, referente del segno del Capricorno in questo passaggio tra gli anni. 

Scopro il vecchio piccolo egiziano passeggiando tra le rocce sotto la casa che adesso è dei nonni. 

Mi innamoro del nuovo. 

“Sulla strada verso Dove/ sul sentiero oltre Quando/ c’è un vecchietto solitario/ un anziano pellegrino;/ da ieri va camminando/ e per sempre camminerà/ dentro la carta magica./ È spirito del passato/ che passo dopo trapasso/ (ri)concepisce il futuro./ Nove leghe in direzione/ del nuovo, lasciare andare/ il noto per sconosciuto./ Son nove mesi dall’alba/ alla notte, passa Zenit/ (ancora tre poi ritorna)./ Eremo errante ha viaggiato/ per errori e digressioni./ Rimescola vita data/ nel calderone del giorno/ fa del tramonto un bel sogno/ musica di isole e lande/ nel silenzio del tuo sonno.”

(un gioco eremitico per la mia rubrica su Oubliette Magazine)

L’Eremita potrebbe viaggiare senza mai muoversi dalla propria clausura: nell’introversione della libido, l’energia vitale ha modo di estrapolare la memoria dal sogno.

“E nella carta che segue mi ritrovo nei panni d’un vecchio monaco, segregato da anni nella sua cella, topo di biblioteca che perlustra a lume di lanterna una sapienza dimenticata tra le note a piè di pagina e i rimandi agli indici analitici” scrive Italo Calvino. E ancora: “I pittori rappresentano l’eremita come uno studioso che consulta trattati all’aria aperta, seduto all’imboccatura d’una grotta. Poco più in là è accucciato un leone, domestico, tranquillo” – è San Girolamo. Nell’iconografia del caso, parrebbe che la carta della Forza sia venuta anzitempo a visitare il solitario erudito impegnato nella riflessione.

“Tra le suppellettili dell’eremita c’è anche un teschio” scrive Calvino: “la parola scritta tiene sempre presente la cancellatura della persona che ha scritto o di quella che leggerà.”

L’Eremita è disposto ad annullarsi dentro la parola; sfuma nelle frasi, si nasconde. Non è il famoso autore di massime, né la star dell’ultimo romanzo di grido. Egli è più umile dell’opera che va creando, è un Io capace di farsi da parte.

“Ma si noti” suggerisce ancora l’autore “che non siamo nel deserto, nella giungla, nell’isola di Robinson (Crusoe): la città è lì a due passi. I quadri degli eremiti, quasi sempre, hanno una città sullo sfondo” perché “la forza dell’eremita si misura non da quanto lontano è andato a stare, ma dalla poca distanza che gli basta per staccarsi dalla città, senza mai perderla di vista.”

Prova a spegnere il cellulare per un giorno. Prova a prendere una pausa mentre fuori tutto corre e danza. Prova a non rispondere immediatamente a tutte le richieste, i messaggi, le domande, le proposte, gli stimoli che provengono dall’esterno. Prova a non fare, prova a dire di no, prova a fermarti mentre tutto scorre. Sarai in compagnia dell’Eremita mentre berrai e mangerai alla tavola della solitudine. Non è un godimento scontato, non è un piacere del volgo: l’arte dell’Eremita è un dono speciale.

Se vuoi leggere: https://oubliettemagazine.com/…/la-casa-dei-tarocchi-9…/

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A breve notizie sul prossimo corso. Alcuni tra voi mi hanno chiesto informazioni dettagliate. Invio il programma a tutti entro la prossima settimana.

Metodo Tarotdramma. Pratiche immaginali e Psicodramma con i Tarocchi.