Presentati:

Ciao a tutti, io sono Stefania Da Forno. Sono nata, cresciuta e ancora risiedo in un piccolo paese sulle Dolomiti Bellunesi. Per metà della giornata lavoro, mentre l’altra metà la dedico alle mie due figlie e a cercare di non prendere un esaurimento nervoso.

Come e quando ti sei avvicinata alla scrittura e perché scrivi.

Mi sono avvicinata alla scrittura all’età di trent’anni, un po’ per gioco e un po’ per staccare la mente dalla quotidianità. È stata una piacevole scoperta sto cercando di coltivare.

Di quale genere fanno parte i tuoi romanzi? Ti è venuto spontaneo iniziare con quel genere?

I miei romanzi rientrano nel genere contemporaneo/sentimentale. Penso, ingenuamente, di aver creduto fosse il genere più semplice da scrivere. In fin dei conti gran parte dei sentimenti li abbiamo provati tutti, una volta nella vita, quindi pensavo non sarebbe stato difficile metterli nero su bianco. Ma mi sbagliavo.

Dove prendi l’ispirazione?

La maggior parte dell’ispirazione mi viene da altri libri che leggo. Il genere rosa spesso offre letture non proprio definibili “originali”. Quando mi capitano letture così, fotocopie di fotocopie, io penso a come avrei ribaltato gli stereotipi, per creare qualcosa di diverso.

Hai qualche buffa abitudine mentre scrivi? Qualcosa che ti caratterizzi e che fai abitualmente durante la stesura?

Abitualmente durante la stesura impreco, piango e mi domando più e più volte perché lo sto facendo. Altre abitudini bizzarre non ne ho. Sono una persona abbastanza noiosa.

Quando inizi un libro hai già la storia delineata in mente? Preferisci una bibbia? Scrivi di getto?

Il mio metodo di scrittura è il peggiore in assoluto, perché non faccio schemi, non ho scalette, né so quale sarà il finale. Vado alla cieca e poi correggo il tiro in fase di revisione.

Con i tuoi libri tendi a voler lanciare al lettore anche qualche messaggio particolare? Ti chiedo perché ogni autore lascia un po’ della sua anima nei suoi scritti, ma non sempre è esplicito.

I messaggi che lascio sono del tutto involontari. Molto dipende dal mio stato umorale mentre scrivo. Ma se dovessi buttare un occhio indietro e ripensare alle storie che ho scritto, direi che il messaggio che passa prepotentemente è “ama prima te stessa, il resto viene da sé”.

Trovi che la scrittura ti abbia cambiato?

Cambiato no. Mi ha solo resa più stressata e ancora più insicura di quello che già non ero.

Spiegami la sensazione che hai provato quando hai pubblicato il tuo primo libro e spendi qualche parola su di esso.

Il mio primo libro è stato un mix di felicità e puro terrore. Ero al settimo cielo perché in un certo senso avevo lasciato qualcosa di mio al mondo, ero uscita dal mio piccolo paese e mi ero fatta conoscere. Ma avevo paura che se fosse stato un flop, nessuno avrebbe più letto nulla di mio. Poi ho capito che non era importante. Non si può piacere a tutti.

 Cosa consiglieresti a chi si avvicina alla scrittura?

Io suggerisco sempre di evitare, a meno che non sia una di quelle passioni che se non soddisfi ti ferisce. Non è una passeggiata di salute, ma più una scalata dell’Everest; quindi, bisogna essere preparati e pronti a tutto. Anche a perdere i capelli dallo stress.

Cosa invece consiglieresti ai lettori? 

Ai lettori suggerisco di lasciare una recensione, bella o brutta che sia. Suggerisco di contattare l’autore per raccontargli le sue impressioni. Credo non ci sia niente di più bello che confrontarsi e magari capire gli errori fatti.

https://emanuelamarrasognandodiscrivere.wordpress.com/interviste/