Talvolta
la mia gioia
ti spaventa,
amore mio.

Nasce dal nulla
e si nutre di poco,
di larve invisibili,
che il vento trasporta,
di frammenti di paura,
che si fondono in tepore,
di briciole di serenità,
cadute
dalla mensa dei poveri,
di un raggio di sole
che risveglia lucciole,
addormentate
in gocce di rugiada.

Se mi ami,
amore mio,
perdona la mia gioia.

RABINDRANATH TAGORE, tr. Brunilde Neroni

La lirica descrive la gioia dell’essere innamorato, che talvolta spaventa il poeta, il quale teme di perdere l’amata. Una gioia fragile, quasi inconsistente: nasce dal nulla, si nutre di larve, è fatta di frammenti di paura, di briciole di serenità, è un raggio di sole che risveglia le lucciole addormentate in gocce di rugiada. Nell’ultimo verso Tagore chiede perdono per la propria gioia all’amata.

la poesia mi è stata proposta da Enza.