Ho visto che ultimamente Paolo Del Debbio ha presentato in varie trasmissioni il suo libro “10 cose che ho imparato dalla vita”. Ad onore del vero ho in mente altre letture, ma l’intervista al conduttore e saggista di Mara Venier mi è sembrata interessante. L’ho guardata in diretta. Poi sono andato su Internet a guardarmi tutte le altre sue interviste. Per quel che conosco di comunicazione verbale e non verbale Del Debbio non mi è sembrato impostato, costruito, programmato. Mi è sembrato vero. Premetto che non sono iscritto a Forza Italia, non voglio fare un provino a Mediaset e non ho niente né a favore né contro Del Debbio. Può darsi che nessuna azienda mi voglia. Per il momento io non sono a disposizione del miglior offerente. Mi mancano 8 denti e  faccio economia domestica. Non me li metterò nuovi. Aspetterò di farmi la dentiera quando sarà il momento. Non navigo nell’oro e non scendo a compromessi. Quindi questo mio scritto non è assolutamente un atto di ruffianeria, non è piaggeria. Chiusa parentesi, peraltro doverosa.  Può darsi che acquisti il suo libro quando sarà scontato al 50% nell’outlet di Libraccio. Può darsi di no. Ma l’intervista era molto promettente e vi consiglio la lettura. Non sono uno che attacca Del Debbio perché è forzista e lavora a Mediaset. Nemmeno sono uno che lo ammira sempre per gli stessi motivi per cui molti lo detestano. In tutta sincerità mi è sembrata una testimonianza di vita che ha fatto bene a mettere su carta quella dei suoi genitori, che hanno vissuto una vita povera e  di sacrifici. Del Debbio poi mi ricorda vagamente la Garfagnana in cui ho passato momenti felici di estate. Comunque è giusto e sacrosanto che abbia descritto la deportazione di suo padre. Originale anche interrogarsi su ciò che ha imparato dalla vita. Del Debbio è un abile comunicatore e nell’intervista l’ho trovato umano. Ad alcuni potrebbe sembrare ricattatorio scrivere un libro così. Per alcuni potrebbe istigare alla lacrima facile,  ma Del Debbio mi è apparso di primo acchito molto autentico. Non credo che con gli introiti derivanti dalla conduzione televisiva e dalla docenza universitaria abbia bisogno a tutti i costi di scrivere un libro. Probabilmente il libro è stato dettato da una autentica esigenza interiore. Voglio pensarla così.  Penso che la mia idea corrisponda a verità. Infatti pur non conoscendolo di persona (me ne sto alla larga dal vippaio) Del Debbio è amico della sorella di un mio carissimo amico e mi hanno detto che è una bravissima persona. È uno di cui ci si può fidare serenamente. Io mi sono fatto la stessa domanda: quali sono le cose che ho imparato dalla vita?  Ora vorrei trattare degli insegnamenti della vita, ma in realtà io la mia vita non l’ho ancora capita e non c’è nessuno che me la spiega. A differenza dell’ottimo Del Debbio lo farò in modo meno drammatico, anzi tra il serio ed il faceto. Cerco delucidazioni di tanto in tanto dentro di me e nel mondo.  Mi piacerebbe molto fare chiarezza prima di tutto dentro di me, ma la logica della vita non sempre corrisponde con la nostra logica umana. Tutti sono maestri di vita. Diciamocelo chiaramente: ogni volta che esprimiamo un’opinione cerchiamo di imporre la nostra visione del mondo e noi stessi. Accettiamo ciò senza infingimenti. Questo fatto non è così scontato, se è vero che alcuni umanisti pretendono di essere depositari dell’oggettività o almeno dell’obiettività assoluta. Pensano di darci la parola definitiva sulle cose e sul mondo. Forse è presuntuoso pensare di avere imparato qualcosa dalla vita? Forse è altrettanto presuntuoso pensare che la vita ci possa insegnare qualcosa?  Perché dovrebbe aver scelto noi come discepoli la maestra vita? E poi a chi interessano le nostre considerazioni? Non siamo mica Leonardo da Vinci, Seneca o Karl Kraus!?! Eppure tutti indistintamente siamo maestri di vita per qualche altro e altri ci hanno fatto da maestri di vita nel nostro cammino, più o meno tacitamente. E se poi dopo affanno e ricerca scoprissimo che non esistono leggi generali o che forse le poche esistenti sono scontate ed ovvie? Eppure la vita sembra poterci dare delle lezioni, mentre noi continuiamo ad essere allievi distratti e poco diligenti. Così accade anche in amore. Non a caso negli anni ottanta i Level 42 cantavano “Lessons in love”. Ma siamo davvero in grado di recepire questi insegnamenti e trasmetterli agli altri? La cosa è alquanto difficile. Spesso si rischia di cadere nel già detto o nella banalità.  Forse quelli che io percepisco come grandi insegnamenti della vita sono soltanto dei precetti soggettivi o almeno molto opinabili, molto discutibili. Forse come in molti aforismi è vero tutto ed il contrario di tutto nella saggezza, nella conoscenza della vita. Ad ogni modo voglio fare un elenco di piccole cose che penso di aver appreso dalla vita, ma qualche scettico riterrà che non c’è niente da imparare dalla vita perché le sue leggi sono arcane e misteriose, sfuggono alla nostra ragione. Vivere e  pensare sono due cose diverse. C’è chi è più attore e chi è più spettatore nella vita. Difficile, anzi direi impossibile essere completi e versatili. Ognuno ha un atteggiamento esistenziale limitato e parziale. Ci sono anche persone totalizzanti come Simenon,  come Henry Miller o Bukowski, ma sono rarissime eccezioni coloro che riescono a saper fare tutto e spesso lo fanno commettendo molti errori. Nessuna persona che è riuscita a vivere in profondità lo ha fatto senza aver attraversato crisi personali a mio modesto avviso. Da ciò ho dedotto che per esserci evoluzione interiore ci deve essere la cosiddetta “notte dell’anima” di San Giovanni della Croce e poi un passaggio ulteriore, contraddistinto da una maggiore serenità di animo e da un rischiaramento della coscienza. 

Ecco le cose che ho appreso, talvolta mio malgrado:

  1. È meglio essere qui che non esserci per il semplice motivo che non esserci sarebbe una grandissima incognita, la nostra più grande incognita. Non sappiamo dove finiremo. Non sappiamo se esiste l’aldilà né che sorte ultraterrena ci toccherà se esiste. Possiamo fare solo supposizioni più o meno fondate e fare un atto di fede. Però non c’è nessuna certezza né riscontro oggettivo. Da ciò ne deduco che per rimanere ad essere qui bisogna non autodistruggersi e volersi bene.
  2. Si può imparare sia dal piacere che dal dolore, se è possibile imparare qualcosa dalla nostra esperienza. Per la dissonanza cognitiva scoperta da Festinger ci sembra naturale imparare più dal dolore che dal piacere. Ci conviene credere ciò. È un’ottima giustificazione o forse meglio ancora una grande consolazione. 
  3. Sempre per consolazione talvolta diciamo che per meccanismo di compensazione se si perde in un ambito si acquista in un altro. In realtà con l’avanzare dell’età si perde e basta; quel che si perde si perde per sempre, non possiamo più riappropriarcene. 
  4. È meglio dire momentaneamente una bugia innocua di una verità che fa male. Però spesso anche la più innocua delle bugie ha bisogno di altre bugie dannose. In ogni caso è difficile scegliere. Nessuno sa quale è il momento propizio per affrontare la verità.  
  5. Qualsiasi nostro grande dolore, qualsiasi nostro grande lutto è una quisquilia inessenziale, una amena futilità per la società,  il mondo, l’universo.
  6. È sempre meglio non avere culto del nostro ego né culto del mondo. Non idolatrare nessuno perché nessuno si merita tanto. 
  7. Una legge della mistica è quella di annientarsi, annullarsi di fronte a Dio. Ma spesso alcuni trovano Dio senza averlo cercato, senza aver fatto alcun sforzo. Non parliamo poi dei giovani che pensano di aver avuto una chiamata divina dopo aver assunto ecstasy e prendono i voti. Stendiamo un velo pietoso. Comunque non umanizzare mai Dio né divinizzare l’uomo. 
  8. La verità senza veli non esiste. C’è sempre qualche velo che si frappone tra noi e la verità.  La verità non si denuda mai di fronte alla ragione umana. Possiamo solo conoscere i veli, non il sostrato noumenico.
  9. Quanto tempo? Nessuno lo sa. Dobbiamo accettare l’ineluttabilità del destino e farci un poco di compagnia. Non siamo nella stessa barca ma nello stesso mare in cui ognuno deve a suo tempo e a suo modo affogare.
  10. Ricordarsi di saper distinguere sempre un bisogno imprescindibile da un desiderio di una cosa o di qualcuno  di cui si può fare tranquillamente a meno.
  11. Chi non ha tempo per riflettere se ne lamenta. Ma avere troppo tempo libero porta a vagare troppo con la mente e a scavarsi la propria fossa anzitempo.
  12. Per saper fare le cose bisogna prima impararle da chi le sa fare e poi iniziare a fare, impratichendosi. Bisogna avere queste due opportunità e non a tutti sono concesse. 
  13. Non bisogna chiedere troppo ai nostri giorni. 
  14. Nessuno sa se conta più la conoscenza teorica dei libri o la conoscenza delle cose pratiche. Ci sono persone anche a cui risulta utile la teoria astrusa. Leggere libri è spesso un modo per conversare con individui eccezionali, che non troveremmo nella vita quotidiana. 
  15. Tutti mentiamo a noi stessi. Importante è a tempo debito prenderne atto. Non possiamo diventare impostori per noi stessi. 
  16. Tuffarsi nel gran mare dell’esistenza può far bene se non c’è bassa marea e non si fanno i salti mortali.
  17. A volte si vuole dimenticarsi del mondo, altre volte di sé stessi. L’importante è mettersi in stand by solo quanto basta. Altrimenti si rischia di dimenticarsi di tutto. 
  18. Chi ci ricorda che le piccole cose sono importanti si scorda che più importanti di esse sono sempre le persone, anche le più meschine. Tra un capolavoro artistico e la più ignobile delle vite umane in un terremoto si dovrebbe scegliere di salvare questa ultima. 
  19. Non si può fondare la propria vita sulla base di un orgasmo né sull’invidia degli orgasmi altrui. Gli orgasmi senza alcun falso moralismo sono essenziali da giovani, ma poi bisogna andare oltre. 
  20. Ognuno cerca di fare tesoro della sua esperienza, ma non è detto che la sua esperienza abbia un carattere universale e che sia generalizzabile. 
  21. Tranne alcune eccezioni la vita è più tollerabile dell’idea di una morte imminente. Prendere o lasciare. 
  22. Evitare il troppo e il troppo poco. Bisogna scegliere la giusta misura e il giusto mezzo. 
  23. Non ricercare solo momenti estatici, illuminazioni inferiori, esperienze mistiche, contemplazione della bellezza. Anche la routine quotidiana,  il grigiore esistenziale hanno il loro fascino da  apprezzare.
  24. Non cercare a tutti i costi fama, denaro, potere. Sono falsi idoli.  
  25. Ricordarsi che una vita senza alcun briciolo di ideale si basa su false premesse.
  26. Bisogna cercare di essere responsabili, cioè esaminare le conseguenze dirette delle nostre azioni e poi agire. Non sempre però è possibile valutare tutte le conseguenze. Valutare tutte le conseguenze indirette di una nostra azione  è quasi impossibile per un essere umano.
  27. Non snaturarsi. Essere  sé stessi senza farsi  e senza  fare troppo male agli altri. Essere ciò che si è, se le conseguenze non sono nefaste.
  28. Ricordarsi che la dignità è importante ma che con essa non sempre si mangia. 
  29. Se ami qualcuno/a e non ci sta…aspetta di vederlo/a 15/20 anni dopo sul suo profilo Facebook attempato/a e non più attraente. Ti farà schifo, ti farà pena oppure sarai tu a farti schifo, a farti pena per aver sprecato tempo ed energie per una  simile persona. Eppure un tempo sembrava bello/a ed impossibile. Poi ti conviene prenderla con filosofia, gustarti la vendetta del tempo, sorridere di te e del tuo ex oggetto del desiderio. 
  30. Se non trovi più il burro di arachidi, che avevi furbescamente nascosto in un angolo della cucina per i tuoi spuntini nel cuore della notte, è solo perché te lo hanno buttato via per il tuo bene. È meglio non discutere della cosa perché hanno ragione loro. In ogni caso ti direbbero mentendo che il burro di arachidi era scaduto, andato a male. 

Davide Morelli