Le due vetture si fermano dinanzi a una fila di case unifamiliari con giardino, simili a quella dove abita Parker. Gli occupanti scendono dalla macchina, l’uomo si dirige in uno degli appartamenti facendo cenno al detective di avvicinarsi.

– Da quanto tempo conosce Elsa? – domanda l’uomo con le chiavi in mano.

– Pochi giorni – risponde Parker.

Il capo officina lo guarda attonito.

– Pochi giorni? –

– Già. Ci siamo conosciuti in circostanze particolari ed è nata un’amicizia particolare. Lei mi ricorda una cara amica alquanto sfortunata … –

– Che strana coincidenza. –

– Già. –

– Cosa può fare per lei? –

– Aiutarla. Gliel’ho promesso. –

L’uomo infila la chiave nella toppa, esegue tre giri che fanno scattare il meccanismo di apertura della porta.

– Non si è mai prudenti – si giustifica il capo officina.

I due si apprestano ad entrare nell’appartamento quando vengono spinti all’interno con irruenza dal compagno di Elsa.

– State calmi o vi giuro che scatenerò l’inferno – dice l’uomo, puntando loro una pistola. – Sei sorpreso nel vedermi, non è così? –  Chiede al detective.

– Sì, lo ammetto, avrei preferito incontrarti in circostanze diverse – risponde Parker.

– Non ci crederai, ma il destino ha voluto darmi una mano; non appena ti ho visto non credevo ai miei occhi. Immaginavo che mi avresti portato qui, così ti ho seguito, –

– Dov’è lei? –

– La tua cara amica? È in buone mani – risponde con un sorriso sprezzante l’uomo.

– Se le torcerai anche un solo capello … –

– Cosa? Mi prendi a sculacciate? Ritieniti fortunato se ancora sei in questo magnifico mondo; per l’esattezza, lo devi proprio alla tua cara amica. –

Nel salone sopraggiunge una donna, quarantenne, bassa e in carne, tutto l’opposto del capo officina.

– Bene, siamo quasi al completo – osserva l’uomo con la pistola in mano. – Allora, dov’è? –

– Non so di cosa parli, noi abitiamo da soli – risponde il padrone di casa.

– Ho detto che siamo quasi al completo, manca il pezzo pregiato: mia figlia. Scommetto che si trova qui; quella puttana di sua madre non poteva scegliere posto migliore. –

– Mi sa che hai preso un granchio – interviene Parker.

– Non ti ho interpellato, perciò ti consiglio di tapparti la bocca. –

– Non sappiamo nemmeno chi sei – dice la donna.

– Credo di non essermi presentato; comunque, sono il compagno di Elsa e la bambina che nascondete qui dentro è mia figlia, mi appartiene – l’uomo punta l’arma dritta sulla testa della donna. – Ora, ve lo chiedo per l’ultima volta, dov’è? –

– È di sopra – risponde, temendo per la compagna, l’uomo alto e magro.

– Ok. Cosa fa? –

– Gioca nella sua stanza – dice la donna.

– Voi chi siete? –

– Elsa è una mia amica – risponde lei.

– La nostra Elsa è circondata da amici fidati – replica con un sorrisetto l’uomo. – Chiamala! –

La donna cerca di allontanarsi, quando le viene imposto di fermarsi.

– No! Ho detto di chiamarla, non di andare a prenderla. –

Sono momenti di tensione in cui la donna non riesce a prendere una decisione; il compagno le fa un cenno con il capo liberandola dai suoi tentennamenti.

– Bessie, vuoi scendere per favore – dice la donna alzando il tono della voce, guardando al piano superiore dell’appartamento.

Sul viso del compagno di Elsa traspare un’espressione di arrogante compiacimento.

– Ti starai chiedendo chi te l’ha fatto fare ad immischiarti in questa faccenda – dice l’uomo, volgendo lo sguardo a Parker.

– Ti sbagli – risponde sornione il detective. – Sto cercando di immaginare la fine che farai. –

– Chi cazzo ti credi di essere! – tuona l’uomo, facendogli sentire la canna fredda della pistola sotto il mento.

– Un amico di Elsa. –

– O il suo amante? Te la sei fatta? Non hai il coraggio di ammetterlo. –

– Se ti tradisse non commetterebbe nessun peccato – le parole del detective scatenano l’ira dell’uomo, il quale reagisce colpendolo duramente sulla guancia, nello stesso lato della prima botta. Il detective si china, ma tiene duro, non vuole dargli false illusioni; così si rialza, mentre dal piano superiore scende Bessie.

– Ciao piccola – l’uomo saluta, avendo la delicatezza di mettere la pistola sotto la cintura dei pantaloni dietro la schiena, sicuro che nessuno dei presenti approfitti del suo momento di vulnerabilità.

– … ciao – risponde la bambina, sette anni, capelli lunghi e lisci di colore castano chiaro, con indosso un paio di jeans e una maglietta arancione.

– Come stai? –

– Bene. –

– Sono venuto a prenderti, la mamma ti aspetta. –

La bambina titubante si guarda intorno, soffermandosi sulla donna, la quale, ancora una volta, non riesce a prendere una netta decisione e aspetta che sia il compagno a rassicurare lei e la bambina. Così avviene, l’uomo dà il suo assenso. Il papà di Bessie si compiace.

– Sei un lurido verme! – è la reazione, alquanto inaspettata, della donna che si avventa sull’uomo con l’intento di afferrarlo per il collo, ma viene bloccata energicamente per i polsi, rendendola impotente. In suo aiuto interviene il compagno con altrettanta sfortuna, fermato dal peso della sua donna che gli finisce addosso, scaraventata con forza dall’uomo con la pistola. Bessie urla dalla paura. Il clima rischia di degenerare, senza che nessuno ne esca vincitore. Parker ne è pienamente convinto e cerca di porre fine allo scontro delle due parti.

– Ora basta! Prenditi la bambina e vattene! –

– Non voglio andare – dice la bambina.

– Non vuoi vedere la tua mamma? È lì che andremo. –

Bessie fa il broncio rimanendo in silenzio.

– Sì, non aver paura, la mamma ti aspetta – la rincuora il capo officina.

– Andiamo – dice il padre.

Bessie muove i primi passi con una profonda tristezza.

– Vado a prendere le sue cose – interviene la donna.

– Lascia stare, non è un problema, qualsiasi cosa necessita, gliela compreremo – replica l’uomo.

Padre e figlia escono dall’appartamento, lasciando alle loro spalle un’aria dimessa.

– Che fine faranno lei e la sua mamma? – si domanda la donna.

– Che Dio li aiuti – dice il compagno.

Parker sull’argomento ha le idee fin troppo chiare.

– Dio sarà impegnato in altri problemi, ci penso io. La storia non finisce qui, ve lo assicuro. –

– Ma cosa può fare, ha visto che tipo è?! – replica la donna.

– Sì, è un pessimo individuo. Nella mia vita ho visto di peggio. Credo di riuscire a riportarlo sulla buona strada. Male che vada, pagherà la testardaggine sulla sua pelle, e la cosa non ci riguarda – afferma sornione Parker.