un vecchio silenzio che non si accetta
si china sui suoi secoli.

una voce chiama
chi? da dove?

giunge
alle spalle
pungente come artiglio.

sbrana la lontananza.

odore
di un sogno terrorizzato
una porta che sbatte contro
qualcuno che entra
forse esce
-non quello col cappotto rosso quell’altro più giù in brache blu-
di una mosca affogata dentro
un bicchiere di gin.

odore
come dito che segna su un vetro appannato
-un nome forse?-

la sensazione della via di casa
ritorno a una partenza

il sapere dell’anima
che sono ancora
inutile
-dai capelli ai piedi-

trovare anche
appena un tempo di te
di me