Immobile affondo

nella mia coscienza

perduta

fatta di fotogrammi

sovraesposti

da cui emergono

confuse illusioni.

E strappo la metà

del mio essere

nello sforzo immane

di emergere dal fango

finzione onirica forse

o allucinante realtà.

Ma il tempo non scorre,

e le labbra appena schiuse

celano il ricordo

d’una inconfessata

 verità.

Sul cuore giace il sigillo

spettrale dono d’amore

gemito fioco

di penoso flagello.