Spett.le REDAZIONE di ALESSANDRIA TODAY,

sono l’arch. Franca Colozzo, da oggi ufficialmente abilitata da Pier Carlo Lava a pubblicare articoli su questo blog.
In allegato trovate il mio primo articolo riguardante le “SMART CITY” e la loro evoluzione in Italia.
Nella speranza che sia di V/S gradimento, invito i miei più cordiali saluti.

Cordialmente
Dr. Arch.Franca Colozzo

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SMART CITY: tra utopia e realtà.

In un mondo che si avvia alla tappa fatidica del 2030  ̶  anno ritenuto limite per i cambiamenti climatici a causa dell’innalzamento della temperatura atmosferica secondo gli accordi di Parigi e, successivamente, di Madrid, e dopo i recenti incontri del COP26 a Glasgow, un  compromesso a quanto pare sui combustibili fossili in cui la spuntano Cina e India  ̶   i Paesi più poveri e vulnerabili  rischiano di scomparire. L’interesse generale sembra attualmente focalizzarsi sull’economia a lungo termine e sul nuovo modello di città:  la “Smart City”.

Questo è l’argomento di cui dovrò trattare soprattutto relativamente alla mia esperienza italiana. Ma cosa sono esattamente i progetti riguardanti la cosiddetta “Smart City” in Italia e quali sono le prospettive di espansione di questa esperienza su tutto il territorio nazionale ed anche nel mondo globalizzato?

La crescita iperbolica della popolazione mondiale con la crescente richiesta di cibo, risorse, prodotti dell’industrializzazione, consumismo imperante soprattutto nei paesi occidentali, America in testa, ha indotto studiosi, ricercatori, architetti, politici a cercare alternative nell’immediato, anche a causa del depauperamento delle risorse del nostro pianeta.

Si tratta, in sintesi, di passare da un modello economico  lineare ad un modello sostenibile o circolare, in cui la fase del riciclo sia in grado di acquisire una valenza sostanziale.

Parlo nello specifico del modello italiano, a parer mio, ritenuto più complesso rispetto ad altre realtà in quanto deve confrontarsi con il costruito di antica fattura (romana, medievale, rinascimentale, sei/settecentesca, ottocentesca e del primo Novecento), ossia dei centri storici esistenti  che rappresentano il patrimonio artistico-culturale, circa l’80% di tutto il patrimonio artistico, archeologico, architettonico mondiale, di cui l’Italia va fiera.

Parlare di sostenibilità, significa affrontare le seguenti questioni: gestione di spazi verdi, riciclo, energia, trasformazione digitale anche della pubblica amministrazione; cyber sicurezza; mobilità sostenibile; istruzione, turismo sostenibile in un’ottica culturale; superamento delle barriere architettoniche, etc.

Entrando nel merito delle città italiane, si evince che Milano si colloca al primo posto, seguita a ruota da Firenze e Bologna. Il bike sharing, il car sharing e la recente introduzione dello sharing del monopattino elettrico, incluso il cosiddetto “Bosco verticale”, ovvero grattacieli con alberi, ad opera di alcuni architetti italiani.

Con l’introduzione di piste ciclabili, colonnine per auto elettriche in aumento, acquisizione  di bus elettrici per il trasporto dei cittadini, (molti dei quali anziani, considerato che la popolazione italiana è la più longeva d’Europa), con la trasformazione energetica degli edifici per l’autosufficienza energetica, la diffusione dei servizi digitali (quali l’innovativa 5G Fixed Wireless Access dell’Amministrazione milanese nell’ambito di un ambizioso progetto europeo), si ipotizza una trasformazione certo non facile per città storiche in cui i servizi direzionali sono in genere concentrati al centro della città.

Altre strategie  di sviluppo urbano sono, in sintesi, in vista della fatidica data-limite del 2030, relativi a tre punti sostanziali: Connessione; Innovazione; E-mobility.

Ma, al centro di quanto esposto, c’è sempre il problema dell’efficienza energetica, quale ad esempio Eu-Gugle (http://eu-gugle.eu/it/), progetto pilota finanziato dall’UE per la trasformazione (refitting) intelligente di interi edifici con l’obiettivo di ridurre il fabbisogno energetico e integrare le rinnovabili. In parole semplici, si tratta del cosiddetto “cappotto”, ossia un doppio rivestimento che isola  l’edificio dal freddo in inverno e lo protegge dal caldo in estate.

Al centro dell’efficienza energetica  ci sono, poi, tutta una serie di misure e accorgimenti volti ad evitare dispersioni, favorire la digitalizzazione attraverso il Wi-Fi, 5G e banda larga, la digitalizzazione dell’amministrazione per dare al cittadino la possibilità di avere certificati senza inutili spostamenti, solo con un click. Inoltre, la crisi pandemica, ha costretto non solo studenti di ogni genere e grado di istruzione, ma anche normali cittadini, a lavorare da remoto sfruttando software di videoconferenza come Zoom e Google Meet.

Infatti, se oggi possiamo discutere in videoconferenza ̶  come già avvenuto per me in passato per discutere di sostenibilità,  educazione, pace e diritti umani con varie organizzazioni internazionali ̶ lo dobbiamo alle nuove frontiere di videoconferenza che mi hanno personalmente permesso di seguire webinar di alto profilo (anche UNDESA) e di entrare a far parte, in qualità di architetto, di progetti tesi alla sostenibilità. Mai e poi mai, in un passato recente, avrei pensato di allargare la mia conoscenza e le mie potenzialità di attuale blogger ufficiale sulla Sostenibilità, Long Term Economy e, prossimamente, su Climate Change, fino a queste insperate frontiere e goal. Siamo tutti grati alle nuove tecnologie,  purché non diventino sistemi di controllo delle masse e potenziali pericoli soprattutto in ambito educativo per giovani ragazzi, troppo concentrati su tablet e smartphone,  meno su autentici contenuti culturali che si acquisiscono  tramite un apprendimento serio ed anche attraverso le potenzialità che offre la rete.

Da questo veloce excursus sulle città modello in Italia, si evince che molta strada è ancora da percorrere. La velocità con cui avanza la tecnologia non è pari a quella dell’adeguamento a modelli indispensabili di sostenibilità, riciclo, salute pubblica, etc.,  attraverso un rinnovato rapporto con l’ambiente che ci circonda. Dovremmo quindi ristabilire il giusto equilibrio tra modernizzazione e benessere fisico e psicosomatico, ossia ritornare ad un rapporto armonico con la  natura, vera fonte di benessere.

Socialità, istruzione, sviluppo e salute sono tendenzialmente alla base di alcune città italiane all’avanguardia, come ad esempio Bologna, ma esse rappresentano una minoranza nel panorama globale. Cosa fare dunque per mettersi al riparo dall’emergenza climatica?

Al di là dei faraonici progetti  (grattacielo verticale,  che secondo me è un palliativo alla moda), al di là delle auto elettriche, ancora scarsamente diffuse, dovremmo cercare intanto di salvare il salvabile, in attesa che una più avanzata tecnologia del trasporto urbano ed extra-urbano ci consenta di guardare con maggior ottimismo al prossimo futuro.

Il riciclo delle batterie elettriche ed il loro costo elevato ci spingono a pensare all’idrogeno o al solare come mezzi privilegiati di trasporto, così come lo spostamento dei centri direzionali all’esterno delle città e non nel cuore di esse.

In attesa che si proceda rapidamente, si tratta sostanzialmente di attuare scelte politiche che, anziché guardare al guadagno immediato, siano proiettate verso un sano modello di sviluppo futuro. Dovremmo semplicemente evitare ogni spreco come cittadini responsabili del nostro  piccolo pianeta, datoci in prestito e isolato nell’Universo. La parola “riciclo” dovrebbe essere la parola d’ordine.

Poi spetta alle Amministrazioni interessarsi delle aeree verdi, dello smaltimento dei rifiuti in apposite Isole Ecologiche, utilizzando autobus elettrici per anziani, studenti, lavoratori, etc.,  se veramente vogliamo che la ”smart city” diventi il modello della città del domani.  Inoltre, è importante, da parte di tutti noi cittadini, far pressione sulla classe politica affinché questo sogno possa realizzarsi.

In fondo, ognuno di noi è paragonabile ad una piccola goccia, immersa nel vasto oceano dell’umanità. Una goccia che, insieme alle altre, è in grado di trasformarsi in uno tsunami, lo tsunami del cambiamento epocale in vista dell’ambizioso traguardo del 2030.

Dr. Arch. Franca Colozzo