Audiopoesia – lettura di Rita Stanzione

Burnt Norton dai Quattro quartetti

La sequenza Burnt Norton, di cui ascoltiamo il I e il V tempo, è la prima nei Quattro quartetti di Thomas Stearns Eliot. Nel 1936 la poesia viene inclusa nella raccolta Collected Poems 1909–1935, in seguito ripubblicata in un volume a sé e nel 1943 riunita agli altri quartetti composti in seguito.

Suddivisa in 5 tempi, è un viaggio nella memoria e, in quanto tale, ritrae tempo e movimento. Prende ispirazione da una visita che il poeta compie nell’estate del 1934 a una casa di campagna (o meglio un castello) nel Gloucestershire, insieme all’amica Emily Hale. Il giardino che circonda la casa, ormai disabitata, è il soggetto principale dell’opera. In esso Eliot ritrova i temi della propria infanzia, di cui sono intrise testimonianze tangibili, evocative e turbinose nel loro avvicendarsi: il giardino delle rose, i viali, le siepi, il laghetto, la coppa di foglie di rose, il vaso cinese, il violino.

Significativa, per il contesto di ritorni e ciclicità, una delle epigrafi che dà inizio all’opera, tratta dai frammenti di Eraclito:

ὁδὸς ἄνω κάτω μία καὶ ὡυτή (I. p. 89 Fr. 60)
“la via che sale e la via che scende sono la stessa cosa”.

Thomas Stearns Eliot (Saint Louis 1888 – Londra 1965) è stato saggista, drammaturgo, poeta, critico letterario. Nato da una famiglia alto-borghese del New England, fin da giovanissimo mostra interesse per temi religiosi e morali, per la letteraturae, attraverso essa, per l’Europa. Studia a Harvard, dove incontra la tradizione dell’Umanesimo, con la lettura di Dante e dei metafisici inglesi del ’600.  Approfondisce i poeti romantici inglesi e francesi, in particolare studia le opere di Laforgue, Baudelaire, Verlaine, Rimbaud e Mallarmé, aderendo alla corrente  del Simbolismo e pubblicando i primi versi su una rivista della scuola universitaria. Prosegue gli studi a Parigi, in Germania e a Oxford, per poi stabilirsi a Londra nel 1915.

L’opera di Eliot matura nel contesto del Modernismo, movimento che nel periodo tra la prima e la seconda guerra mondiale comprende e rivoluziona tutte le arti, con il rifiuto della tradizione vittoriana e la denuncia della crisi della cultura occidentale, dell’alienazione e del senso di isolamento dell’artista. Questo sentire trova sbocco in una poesia composta di frammenti e immagini. L’immagine è intesa come rimando oggettivo, corrispondenza non personale del percepire: una serie di oggetti, una situazione, una catena di eventi che saranno la formula di quella emozione particolare; tali che quando i fatti esterni, che devono terminare in esperienza sensibile, siano dati, venga immediatamente evocata l’emozione (Il bosco sacro, 1920).

L’intensità visionario-emotiva delle immagini e l’occhio alla realtà legata all’intelletto sono elementi centrali della sua poetica e dell’adesione alla tradizione, quest’ultima al tempo stesso strumento e oggetto. Il canone letterario, influenzato dalla tradizione europea – da Dante, ai metafisici inglesi, all’800 tedesco e francese – risulta essere un ordine ideale pur continuamente riadattato nel corso degli anni e delle opere che intraprende. 

Il successo internazionale culmina nel 1948 con l’assegnazione del premio Nobel per la letteratura, “for his outstanding, pioneer contribution to present-day poetry“.