RACCONTI DI VIAGGIO: Le FACTEUR CHEVAL HAUTERIVES E GRENOBLE, di Laura Boero

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Qualche anno fa, facendo una ricerca per il corso di francese, casualmente mi sono imbattuta nella foto di una costruzione davvero anomala. 

Una via di mezzo tra un tempio Indù, il palazzo della Maharani di 

Jaipur e la Residenza della Perla di Labuan. 

Stavo per lasciare la pagina quando mi accorsi che la cosa veramente anomala era un’altra, l’edificio non si trovava in India ma in Francia a circa 350 km da casa mia. 

Il paese che lo ospitava, Hauterives, era nel dipartimento della Drôme, a poca distanza da Grenoble.

A questo punto la mia curiosità era diventata veramente incontenibile e mi misi d’impegno a trovare chi fosse l’architetto folle di quest’insolito edificio.

A chi poteva essere venuto in mente di costruire un tempio Indù a ridosso delle Alpi francesi ?

La storia di cui venni a conoscenza risultò ancora più intrigante del palazzo stesso o del nome dell’architetto.

Udite, udite, ma quale architetto, si trattava invece di un portalettere che aveva lavorato in quel paese a cavallo tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900. Costui, uomo dalla vita tribolata e difficile, un giorno, durante uno dei suoi giri di consegna, aveva trovato una pietra dalla forma insolita, l’aveva raccolta e da lì aveva preso corpo il sogno di tutta una vita: costruire un palazzo ideale, da solo, pietra su pietra, con le sue mani.

Per 33 anni non aveva fatto altro: raccogliere pietre, con l’unico obiettivo di costruire quello che lui aveva chiamato appunto Le Palais Ideal.

Il postino si chiamava Joseph Ferdinand Cheval, meglio conosciuto come Le Facteur Cheval di Hauterives. (1836-1924)

Così scriveva nel suo diario:

” Un giorno d’aprile del 1879, facendo il mio giro di portalettere di campagna, ad un quarto di strada prima di arrivare a Tersanne, camminavo molto rapidamente quando il mio piede inciampò in qualche cosa che mi mandò a rotolare più lontano alcuni metri, ne volli conoscere la causa…. Avevo costruito in un sogno un palazzo, un castello o delle grotte, non riesco a spiegarlo bene… non lo dicevo a nessuno per timore di essere preso in giro e mi trovavo ridicolo io stesso. Ecco che dopo quindici anni, nel momento in cui avevo quasi dimenticato il mio sogno, che non ci pensavo più, è il mio piede che me lo fa ricordare. Il mio piede aveva incontrato una pietra che aveva rischiato di farmi cadere. Ho voluto sapere cos’era… era una pietra di forma così bizzarra che l’ho messa in tasca per ammirarla a mio piacere. L’indomani, sono ripassato nello stesso luogo e ne ho trovato una ancora più bella, le ho riunite sul posto e ne sono restato lietissimo… è una pietra molassa lavorata dalle acque ed indurita dalla forza del tempo. Diventa dura tanto quanto i sassi. Rappresenta una scultura tanto bizzarra che è impossibile all’uomo imitarla, rappresenta ogni specie di animali, ogni specie di caricature. 

Mi sono detto: poiché la Natura vuole fare la scultura, io ne farò la muratura e l’architettura”. 

(siate indulgenti, la traduzione dal francese è della sottoscritta )

Aveva poi costruito il Palazzo da solo e da solo vi aveva inserito in un secondo tempo la propria tomba, rimasta però inutilizzata per motivi di carattere burocratico, entrambe le opere vengono tuttora considerate capolavori dell’architettura naif dell’inizio del secolo scorso.

Potevo non andare a vederlo da vicino ?

Al ponte del Santi dell’anno scorso, dopo aver rimandato la gita per un paio d’anni, decidemmo che era il momento di rispolverare il progetto, cosa di pochi giorni, una toccata e fuga, una verifica più che altro, perché, dalle foto, le Palais Ideal risultava davvero stupendo.

Ma quello che soprattutto mi intrigava era la storia che c’era dietro e che desideravo approfondire.

Quale molla spinge una persona di modesta cultura, che ha avuto una vita infelice, funestata da un’infanzia solitaria e dalla perdita di due figli, a cercare un riscatto ed un progetto di vita nella costruzione in solitaria di un edificio di quel genere ? 

Cosa gli passava per la testa, mentre andava in giro con la sua carriola, raccogliendo e trasportando pietre su pietre ? 

L’ho vista, l’ho toccata, quella carriola, anche lei lì, in una nicchia della facciata est, testimone inconsapevole di tutta la vicenda.

Era un modo di estraniarsi dal suo presente, dedicandosi anima e corpo al proprio sogno da realizzare ? 

Chi era veramente Ferdinand Cheval ?

Grenoble.

Arrivammo a Grenoble nel primo pomeriggio e ci apparve subito come la tipica cittadina francese a ridosso delle montagne, accogliente e dall’aria frizzante.

Ne esistono tante in Francia di queste perle nascoste, ordinate, storiche, culturali (città natale di Stendhal) ricche di piazze, piazzette, bistrot e atmosfera transalpina. 

Grenoble si allunga sulle sponde dell’Isère e della Drac ( il Serpente e il Drago ) con la funivia ( les Bulles) ti permette di arrivare al punto più alto della collina della Bastille da cui si gode una vista mozzafiato sulla città sottostante.

Il tramonto da lassù è magnifico.

In place  Grenette le crepèries si sprecano, ti invitano all’assaggio e noi ci lasciammo tentare. 

Fummo un po’incauti però, la cucina in quella parte di Francia non è tanto adatta ai nostri stomaci delicati e la crepe complète che sognavamo da tempo e già provata in Provenza, risultò farcita niente meno che da un maxi hamburger, oltre che dall’uovo, dal formaggio abbondante e dal prosciutto. Di sera.

Sgomenti e appesantiti, ce ne tornammo in albergo pieni di sensi di colpa per il colesterolo ignorato e la digestione in pieno surmenage, almeno io.

Saremmo riusciti a ripartire sani e salvi per Hauterives, la mattina dopo ? 

La risposta è che neanche la crèpe di Grenoble sarebbe riuscita a fermarci.

Il giorno dopo era “Toussaint ” e in giro non si vedeva un’anima.

Partimmo di buon ora per arrivare prima di pranzo a Hauterives e ci perdemmo clamorosamente.

Immaginatevi una macchina ferma (e noi dentro) nel mezzo di una radura in un bosco, dove già eravamo arrivati con difficoltà, data la strada stretta e tortuosa e la voce del navigatore che si complimenta con noi dicendoci che eravamo arrivati a destinazione. 

Ma dove ? Alla casa di Hansel e Gretel forse, non a Hauterives.

Del “Palais ideal” neanche l’ombra e nemmeno la minima indicazione.

Non so perché ma queste cose mi divertono sempre, forse perché penso che un viaggio dove vada tutto liscio non merita di essere raccontato.

Comunque facemmo dietro front e arrivammo a Serre Nerpol ad un alberghetto dove ci fermammo per fare il punto della situazione e prenderci un caffè.

Ma anche qui la cattiva stella ci aveva seguito.

La macchinetta del caffè era spenta, occorreva aspettare che si scaldasse. 

Ok abbiamo aspettato.

Mi sembra di descrivere la scena di un film.

La macchinetta del caffè non funzionava proprio. 

Rincrescimento della titolare. 

Abbiamo optato per un caffè solubile.

La signora è scomparsa, sarebbe ricomparsa ? 

Ricomparve con il caffè dopo un po’e con una fetta di torta ai mirtilli, favolosa.

Happy end.

La situazione da quel momento aveva iniziato a virare al meglio, il marito aveva fatto capolino dalla cucina e si era affannato a spiegarci la strada che avremmo dovuto fare per arrivare a Hauterives. 

Tutta diversa da quella che il navigatore ci aveva indicato. 

Nonostante gli avessi detto di rallentare un po’con il francese, andava come un treno, ma nonostante tutto eravamo riusciti a capire quasi tutte le sue indicazioni, non ultima che avevano appena terminato di girare un film sulla vita del povero ” Facteur Cheval “. 

Le riprese esterne erano state fatte in un paese vicino, location più adatta all’epoca del racconto, ma tutto il resto era stato girato all’interno del Palais Ideal. 

Mi ripromisi di trovare in qualche modo questo film e vederlo, non appena fosse uscito, e mi appuntai i nomi degli attori: Jacques Gamblin e Leticia Casta.

Quando arrivammo in vista di Hauterives, ci sentimmo come dovevano essersi sentiti gli Ebrei davanti alla Terra Promessa. 

Sollevati ed entusiasti.

Quello che ci aspettava sarebbe stato qualcosa di indescrivibile.

Non è facile da meri visitatori decodificare subito tutto quello che ci si ritrova di fronte, la prima impressione è quella di ritrovarsi sul set di un film fantasy ; ma con la guida giusta, il filo si dipana e scorre davanti agli occhi come da una matassa aggrovigliata all’arcolaio che lo tende.

Ed eccolo, un edificio di quattro facciate dai nomi dei punti cardinali, affollate di statue e ornamenti con scale e terrazze, su cui si può salire ed affacciarsi liberamente, dove ogni fregio simbolicamente racconta una storia, esalta un personaggio, un’idea, come la facciata Est con Cesare, Archimede e Vercingetorige o la Nord con serpenti, caimani e il Minotauro. 

E vogliamo parlare della facciata Ovest dove il postino fa coabitare gli stili di tutte le culture e di tutte le religioni: una moschea araba, un tempio indù, uno chalet svizzero, la Maison carrée di Algeri ed un Castello Medioevale ? 

Strutturata con colonne sulle quali è inciso il nome del loro creatore, questa facciata è un invito al viaggio e all’integrazione ( eccolo qui di nuovo il leit motiv inconsapevole dei miei racconti ) e consente di accedere alla straordinaria Galleria delle sculture ispirate all’età Primitiva.

Niente è intoccabile, tutto è alla portata di mano di chi vuol godere della visita. Vengono organizzati perfino dei laboratori per ragazzi con caccia al tesoro, dove i piccoli devono rintracciare i simboli più famosi. 

Tutto per la diffusione della conoscenza.

Eppure nonostante la presenza di tutto questo e di altri visitatori (il luogo è di grande richiamo turistico) riuscimmo ugualmente a coglierne la maestosità, l’atmosfera gioiosa e quella di sogno del progetto. 

Sono felice di poter allegare delle foto a questo mio racconto perché con le sole parole non riuscirei a rendere l’idea di quello che vedemmo.

Si legge :

” Nel 1912 Ferdinand Cheval completa la sua opera lanciando una sfida al mondo : 1879.1912 , 10.000 giorni, 93.000 ore, 33 anni di dure prove, se esiste qualcuno più tenace di me, che si metta all’opera”

E secondo me non si tratta solo di tenacia, ma anche di grande fantasia e capacità artistica.

Solo rispetto e ammirazione per l’impegno di una vita dedita ad un sogno di un uomo con la testa tra le stelle ma le pietre tra le mani.

Fantasioso e concreto allo stesso tempo.

Un sogno a detta di molti irrealizzabile e invece realizzato tra mille difficoltà e incomprensioni.

Spero che almeno il film sia riuscito a cogliere il carattere e le motivazioni nascoste di quest’uomo.

Io non ci sono riuscita appieno, ma forse non è dato a tutti entrare nella psiche nel cuore di un uomo così, forse alcune cose vanno accettate e ammirate senza bisogno di capirle.

Un solo consiglio:

Se potete e non siete troppo lontani, andateci… e al ristorante non ordinate la Salade Ardechoise, vi ci ficcano dentro un pesantissimo polpettone di carne di maiale.

Pur di evitare di mangiarlo , mi sono spacciata per “vegetariana “.