I MERCOLEDÌ LETTERARI Inauguriamo il nostro appuntamento settimanale del nuovo anno con un omaggio a Procida capitale della Cultura 2022, scenario del romanzo autobiografico GRAZIELLA (1852) di Alphonse de Lamartine padre della Poesia romantica.È il ricordo di un viaggio in Italia dello scrittore e politico francese che a 18 anni accompagnò dei parenti a Livorno per “affari urgenti”, e poi rimase da solo in Italia, sul filone del Grand Tour, con l’effetto del resoconto sull’esperienza dei paesi stranieri. Attraversando vari luoghi (tra i quali la mia Tivoli con il ‘tempio della Sibilla’, per la quale scrisse i versi di ‘Tibur”), il ragazzo di buona famiglia arriva a Napoli; e salito sulla barca di un vecchio pescatore arriva a Procida. Graziella, la nipote adolescente del povero uomo di mare, gli appare in tutta la sua freschezza, bellezza, dolcezza, gentilezza, semplicità, spontaneità, grazia, con i suoi abiti isolani, i fiori di melograno tra i lunghi capelli neri, tanto diversa dalle collegiali parigine. Così come incantevole è agli occhi del protagonista la sua epifania, lei stessa conosce per lui i primi palpiti d’amore mentre impara a lavorare il corallo, a leggere e a scrivere. Il racconto si snoda con tutti i crismi del Romanticismo: il sentimento ideale, la nostalgia, la consunzione per mal d’amore, le descrizioni magistrali delle usanze, del paesaggio e dei prodotti della terra con una forza iconica, e più ampiamente sensoriale, tra le più belle della Letteratura dell’epoca. Il poema ‘Primo rimpianto’ in memoria della fanciulla morta a 16 anni, primo amore, forse esistito, forse, almeno in parte, immaginato, chiude il volume, come una lunga canzone dove per 7 volte è ripetuto il ritornello del sogno amoroso. In qualche modo, pur emblematico del tessuto ottocentesco, questo libro, anche con pennellate importanti di situazioni politiche e di rimandi letterari, resta immortale nell’acuto disegno psicologico della formazione sentimentale ed esistenziale, e da esso sono stati tratti un film, uno sceneggiato televisivo e un’opera lirica. Un passo:”La ricompensavo, leggendole qualcuna delle pagine di ‘Paul et Virginie’ che prediligeva, o alcune belle strofe del Tasso, là dove il Poeta descrive la vita agreste dei pastori, coi quali abita Erminia, o canta i gemiti e la disperazione dei due amanti. La musica di quei versi la faceva piangere e sognare a lungo, anche dopo ch’io avevo finito di leggere. La poesia trova la sua eco più sonora e più lunga nel cuore della gioventù che sta per schiudersi all’amore: il presentimento di tutte le passioni.Più tardi, invece, ne è il ricordo e il lutto. La poesia induce al pianto nelle due epoche estreme della vita; giovani, si piange di speranza, vecchi, di rimpianto”

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