Erano i capei d’oro a l’aura sparsi
che ‘n mille dolci nodi gli avolgea,
e ‘l vago lume oltra misura ardea
di quei begli occhi ch’or ne son sì scarsi;

e ‘l viso di pietosi color farsi,
non so se vero o falso, mi parea:
i’ che l’esca amorosa al petto avea,
qual meraviglia se di subito arsi?

Non era l’andar suo cosa mortale
ma d’angelica forma, e le parole
sonavan altro che pur voce umana;

uno spirto celeste, un vivo sole
fu quel ch’i’ vidi, e se non fosse or tale,
piaga per allentar d’arco non sana.

FRANCESCO PETRARCA, Canzoniere, XC

Sonetto canonico di endecasillabi piani; rime incrociate nelle quartine e anomale nelle terzine: ABBA ABBA CDE DCE. Uso l’edizione curata da Rosanna Bettarini, Einaudi 2005: 30 anni di lavoro.
Parafrasi. ‘i capei d’oro’: metafora;‘mille nodi’: iperbole; ‘aura’: aria, bisticcio con Laura; ‘vago lume’: bella luce; v. 8: interrogazione retorica: nessuna meraviglia; ‘pietosi color’: i colori dell’innamoramento, pallore e rossore (Fenzi); ‘non so se vero o falso’: se realtà o illusione; ‘esca’: infiammabile; ‘l’andar suo’: Dante “Tanto gentile”; ‘uno spirto celeste, un vivo sole: iperboli; v. 14: la ferita non guarisce allentando l’arco, sentenza.
Il tempo del verbo è l’imperfetto durativo, che racconta un evento del passato nel suo svolgimento.
Il sonetto è una dichiarazione di dedizione che dura oltre il tempo (Contini), perché l’invecchiamento di Laura non cancella né sminuisce l’innamoramento del poeta, che rievoca una bella visione, ormai lontana, con rimpianto (Momigliano).

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