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Riflessioni. Gregorio Asero: GENITORI E FIGLI

Si sa che ogni genitore, in quanto tale, ha delle aspettative nei confronti dei figli che vanno oltre la logica accettazione di quello che, i figli, sono o potrebbero essere. Le nuove vite che generiamo entrano con prepotenza nelle nostre fino a rivoluzionarle, nel bene e nel male. Capita anche che quando ci rendiamo conto che la nostra esistenza non può essere per loro additata a modello da seguire e imitare, scegliamo come pietra di paragone altri modelli di genitori che hanno avuto nella loro vita più successo della nostra. Insomma siamo all’affannosa ricerca di prototipi unici e di successo.

Che aspettative abbiamo noi genitori nei confronti dei nostri figli? Va da sé che sono nuove vite ed entrano con prepotenza nella nostra vita e ci auguriamo che possano vivere un’esistenza migliore della nostra, per il loro bene e perché no anche per il nostro bene, per soddisfare quel sano egoismo genitoriale che si nasconde in tutti noi. Va da sé che inevitabilmente i nostri figli, per noi, sono lo specchio su cui rifletterci, così come loro, penso, si rispecchino in noi. Purtroppo spesso queste aspettative vengono reciprocamente disattese. Ad esempio cerchiamo di educarli alla generosità, per scoprire con stupore che a volte sono degli egoisti, gli insegniamo ad essere onesti, e quindi restiamo esterrefatti se ci accorgiamo che sono degli abili manipolatori. Li vediamo crescere giorno dopo giorno, diventare forti e autosufficienti fino a quando la nostra immagine, riflessa su di loro, si sfuma lentamente e solo allora ci vediamo incurvare negli anni che avanzano, fino a diventare irriconoscibili, fino a quando un bel giorno ci sorprendiamo a chiederci chi è quella persona che abbiamo davanti che dice di essere nostro figlio. Ci chiediamo di chi è quel volto noto solo alla nostra anima che si cela dietro il corpo di un uomo adulto. Chi è questo sconosciuto che abbiamo cresciuto con tanti sacrifici?

Ci chiediamo chi è nostro figlio, senza tuttavia riuscire, giustamente, a ostacolarlo nelle sue scelte di vita, spesso diverse dalle nostre. Ci interroghiamo, ma non riusciamo a capire le loro scelte ma, per amore, e solo per amore, ci sforziamo di comprenderlo; per amore, solo per amore, accettiamo la loro diversità, anche quando sono indecifrabili nei loro comportamenti nei confronti della società che abbiamo costruito, ma che loro non sentono propria. Tutto questo richiede uno sforzo indescrivibile, quasi sovrumano. Così ci accorgiamo che le nostre aspettative restano inesorabilmente disattese. 

E un giorno, una mattina, ci sorprendiamo a chiederci chi sia veramente, quel figlio, così ostinatamente ribelle e refrattario. Chi sia quel viso noto e quell’anima sconosciuta che si cela in quegli occhi diventati ostili e incomprensibili.

Chi è veramente questo sconosciuto che abbiamo cresciuto? Da dove arriva questa straordinaria diversità rispetto a noi?

Una cosa talmente difficile da apparire sovraumana, ma tant’è: i figli… so’ pezzi ‘e core.

Gregorio Asero