Io fragile ampolla

contengo tutto

l’universo (tuo).

Il riverbero del mattino

riflette la tua assenza

nella stanza maculata dal tempo.

Il pendolo ceruleo

scandisce il moto diafano

di corpi che la turgida

notte immolò.

Morte di mille attimi

abbandonati al suolo una veste

e un dubbio ricurvo al primo tepore.

Mi lasciasti in briciole

acuminate schegge

d’una passione

strazio di carni.

Lame che sanno di vite

sepolte all’oblio purpureo.

Un vezzo, dicesti.

Tu chiami vezzo

divorarmi l’anima

e frantumare un cuore

che batte al rintocco del tuo?

Non basta un riflesso

a deporre il sole.

Foto Alessandra Solina https://alessandrasolina.wordpress.com