CUB SANITA’ ALESSANDRIA denuncia da tempo l’inadeguatezza dei provvedimenti che il Governo italiano ha emanato per far fronte alla epidemia di Covid

CUB SANITA’ ALESSANDRIA denuncia da tempo l’inadeguatezza dei provvedimenti che il Governo italiano ha emanato per far fronte alla epidemia di Covid nel corso di questi due anni. In particolare abbiamo rilevato come il cumularsi di Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, Decreti Legge, Regolamenti, Note, Circolari porti ad una sovrapposizione e ad un intreccio di norme che rendono non solo difficile l’applicazione dei medesimi provvedimenti, ma, come stiamo verificando nella nostra provincia, concedono gradi sempre maggiori di arbitrio agli Enti chiamati ad applicarli.

Esponiamo qui di seguito alcuni esempi che illustrano il caos cui si è giunti a causa di un procedere che, oltretutto, ha quale effetto incidentale quello di ridurre progressivamente il buon funzionamento della democrazia, aprendo spazi sempre più ampi ad uno stato eccezionale nel quale i diritti delle persone faticano a trovare riconoscimento. Caratteristica peculiare della Legge è quella di durare nel tempo; da due anni a questa parte le norme che regolano il nostro vivere civile sono paragonabili a lotterie settimanali. Inevitabile che in simili circostanze l’arbitrio e il disordine regnino sovrani.

  1. Cosa devono fare i lavoratori e le lavoratrici non vaccinati che sono guariti dal Covid 19 per rientrare al lavoro? Registriamo dalle testimonianze dei nostri iscritti una incredibile difformità nelle risposte che i diversi soggetti danno. Qui di seguito un elenco di esperienze: rientro immediato al lavoro con un semplice tampone molecolare negativo; rientro al lavoro previo appuntamento all’hub vaccinale nel corso del quale viene certificato lo stato di guarigione; richiesta di diversi tipi di documentazioni a seconda dell’ordine di appartenenza; taluni ordini rinviano poi al mittente la documentazione richiedendo la vaccinazione; permanenza della sospensione per successivi i tre mesi affinché si possa effettuare la prima vaccinazione; rientro al lavoro solo quando si è muniti di Super Green Pass.
  2. Anche sul fronte della durata della sospensione dal lavoro per i non-vaccinati ci si deve districare in un labirinto di interpretazioni che i diversi uffici legali delle diverse strutture utilizzano. L’elenco qui è ancora più curioso: si va dal marzo del 2021, al 15 giugno 2021, passando per un “30 giugno”, un “tre mesi dalla data del tampone negativo”, un “quattro mesi dalla data del tampone negativo”, un “sei mesi” e un più precauzionale “data non ancora precisata”.

Una ulteriore casistica di situazioni riconducibili alle molteplici e stravaganti conseguenze della pandemia riguarda il trattamento, o meglio il maltrattamento dei cittadini che non hanno aderito alla campagna vaccinale, iniziata con toni trionfali e nel tempo rivelatasi poco meno che un inefficace procedimento per tentativi ed errori. Qui di seguito due fatti esemplari, punte di un iceberg che nasconde le centinaia di vessazioni e maleducazioni che ogni giorno bisogna sopportare:  

  1. un paziente dell’Ospedale di Alessandria, giunto al Nosocomio per una visita si sente rivolgere dal medico una decisa e preliminare domanda, del tutto inutile rispetto al tipo di visita: “Lei è vaccinato?”. Alla risposta negativa seguono gesti e parole di disprezzo che mettono in evidenza, prima ancora che le convinzioni del medico, la sua totale mancanza di professionalità. Sul referto redatto dal suddetto medico non poteva mancare la dicitura, in lettere maiuscole, NO VAX. 
  2. Sembra che all’Ospedale di Novi Ligure i pazienti in attesa nel corridoio di un ambulatorio che preferiamo non nominare, siano costretti a sorbirsi pettegolezzi vari che vengono, però, ripetuti con voce tonante da una qualche “professionista”. Ovviamente il profluvio di chiacchiere urlate riguarda, principalmente, i no-vax, che secondo la “professionista” non dovrebbero essere curati. 

Ovviamente questi descritti sono solo episodi di una serie numerosa che illustra come l’efficienza del sistema sanitario italiano venga abbattuta da atteggiamenti che rispondono al solo scopo di nascondere problemi più grandi, di carattere sociale e personale. Tra questi problemi la allarmante mancanza di personale qualificato nelle strutture, con Oss che fanno la spola da un reparto all’altro, infermieri che lavorano il doppio del consentito, medici che si licenziano per disperazione. 

I lavoratori e le lavoratrici, com’è noto, si trovano alle prese con le visite fiscali quando capita loro di essere malati. Anche qui citiamo una situazione tipica, rappresentativa di numerose altre identiche realmente verificatesi

  1. Se ti capita di non essere vaccinato e di trovarti in malattia, il dirigente della struttura sospetterà di te. Così le visite fiscali per verificare la tua malattia, certificata dal tuo medico di base, si moltiplicheranno in modo esponenziale ed illogico, raggiungendo anche le cinque nel corso di una settimana. I costi, se la struttura è pubblica, saranno totalmente a carico dei contribuenti; se la struttura è privata solo in parte. Ma in entrambi i casi l’eccesso di spesa sarà stato determinato da un pregiudizio, da una mania, da atteggiamenti persecutori, da capricci di qualche dirigente che non digerisce il fatto che l’ammalato in questione si sia rifiutato di aderire alla campagna vaccinale promossa dal governo.

Ora, mentre in paesi come l’Inghilterra, la Spagna, la Repubblica Ceca, la Svezia, il Belgio, la Danimarca, l’Olanda, Israele e in gran parte degli stati americani stanno recuperando il terreno perso, ovvero stanno lasciandosi alle spalle le assurdità che la pandemia ha trascinato per due anni con sé (elicotteri che planano sulle spiagge, multe a 2000 metri di quota, inseguimenti di runner, contravvenzioni a signore che invece del cane portavano a spasso il gatto ed altre pagliacciate pandemiche), in Italia ancora si fa fatica ad uscire dalla bolla. Nei suddetti paesi l’epidemia di Covid ha costretto i sistemi sanitari pubblici a migliorare le loro prestazioni, ad adeguarsi e perfezionarsi, a rivedere il rapporto tra territorio e salute, a progettare la salute di una popolazione partendo dalla constatazione che essa non può essere ridotta ad una questione di flussi di denaro da destinare preferibilmente ai reparti Covid o alle sole campagne vaccinali miracolose. Qui da noi, come al solito, si arranca, invischiati negli italici ostacoli, che nella sanità pubblica e privata corrispondono agli interessi di poche persone, alle carriere all’ombra della politica, all’uso delle strutture pubbliche per scopi personali. 

Precarietà normativa, mancanza di professionalità, interessi economici inquinano la sanità pubblica e privata, generano disordine, fanno crollare la reputazione del sistema sanitario, che spende sempre più risorse nel curare l’immagine per nascondere la sostanza. 

La CUB SANITA’ ALESSANDRIA, per far fronte a questo moltiplicarsi di problemi, per arrestare questa spirale autoritaria e disfunzionale, per recuperare efficacia nel settore della sanità, per non consentire alla politica di nascondere i suoi decennali errori indicando un capro espiatorio propone: potenziamento della medicina territoriale, abolizione degli ordini professionali, riduzione dell’orario di lavoro a 32 ore alla settimana, internalizzazione dei servizi nelle strutture pubbliche, riammissione del personale non-vaccinato. Sono obiettivi ambiziosi e per certi versi rivoluzionari, che intaccano interessi consolidati e sbugiardano le favole consolatorie; ma, ci si dovrebbe chiedere, non è il succedersi e cumularsi di crisi (sanitaria, democratica, giuridica, militare) un buon motivo per superare le criticità del nostro paese che con l’epidemia di Covid si sono moltiplicate portando l’Italia nello stato in cui versa oggi? Non è il momento di fare cose rivoluzionarie, per riportare nell’alveo della decenza la vita civile?