Luoghi, personaggi, fatti e leggende

di Luciana Benotto

Rovistando tra le prime cose che scrissi prima di finire in libreria, ho trovato questa brevissima novella, che mi permise di vincere un concorso letterario, vincita che mi vide tornare a casa con una bella pila di nuovi libri da leggere. La dedico a tutti coloro che smaniano per amore.

 Passione

Mentre la troika scivolava sul bianco mantello della regina delle nevi, Tatiana radiosa, osservava quell’algido paesaggio invernale, la cui quiete era rotta solo dal tintinnio dei campanellini agitati dai cavalli che trottavano allegramente attraverso la taiga.

“Fermi davanti all’ultima dacia” disse al conducente, “quella vicina alle sponde del laghetto”, che in quel gelido gennaio del millenovecentododici si era  trasformato in una splendida pista di pattinaggio. Salì i tre gradini antistanti la porta. All’interno fu avvolta dall’effluvio balsamico del ceppo resinoso che crepitava nel camino e dal profumo dolciastro del sidro caldo.

“Ivan!” chiamò.

L’uomo scese rapido le strette scale di legno e l’abbracciò così forte da toglierle quasi il respiro. L’aiutò a levarsi la pelliccia di zibellino e si accoccolarono dinanzi al fuoco. Persi l’uno negli occhi dell’altro, illuminati dai bagliori rossastri delle fiamme, si coprirono di baci, di carezze, si sussurrarono mille dolcezze fino a perdersi voluttuosamente nel giardino dell’Eden.

Verso sera uscirono a pattinare, glissarono su quella superficie ghiacciata disegnando capricciosi ghirigori, sino a quando la giovane si fermò davanti a dei cespugli di agrifoglio mezzi sepolti dalla neve, sulla quale spiccavano come gocce di sangue, le bacche rosse e lucide.

“Non possiamo più continuare così” le disse lui mentre con le dita sfiorava quella lunga treccia bionda, “questo vedersi di nascosto non è vivere…non faccio che pensarti, sei diventata la mia dolce ossessione”.  

“Ivan… anch’io non faccio che aspettare il nostro breve incontro mensile, conto i giorni… Non mi importa più di nulla, neppure di mio figlio; sono diventata una madre snaturata. Abbiamo perso la testa, questa è la verità” precisò animosamente.

“Sarei pronto a mollare tutto per te: la famiglia, la mia prestigiosa professione. Ho trentacinque anni, ma è solo da quando ti ho incontrata che ho cominciato a vivere. Il mio matrimonio, la mia carriera legata al potere di suo padre, il rispetto delle convenzioni… mi sento soffocare” aggiunse.

“Cosa credi, che per me sia più facile?”

“Vorrei gridarlo ai quattro venti quello che provo per te, Tatiana”.

“Pazzo! Se a San Pietroburgo si sapesse di noi, scoppierebbe uno scandalo e il nostro amore sarebbe destinato a interrompersi crudelmente. E io non voglio” protestò lei, “potrei morirne”.

“Se al mondo si fosse liberi di scegliere…” disse triste Ivan.

“Forse un giorno, i figli dei nostri figli lo saranno, ma oggi noi, non possiamo che continuare a vivere nell’ipocrisia e nella menzogna”.

Le carezzò il bel viso diafano e la baciò sulla bocca vermiglia alla luce soffusa della lunga notte nordica.