Angelo Marinoni

Il primo contributo che ho scritto per Ap-punti era una difesa accalorata della Costi-tuzione della Repubblica allora messa in discussione per una potenziale riforma presidenziale. Erano i primi anni Dieci ed, in verità, il primo assalto, purtroppo riusci-to, alla Costituzione era già avvenuto alla fine degli anni Novanta, quando oggetto di aggressione fu il titolo Quinto con la rifor-ma che purtroppo ancora oggi produce danni al Paese nel suo complesso, come alle comunità locali. Oramai quella riforma presidenziale è ben meno spaventevole dell’atteggiamento della moderna classe dirigente nei confronti di qualunque proble-ma e, persino di qualunque approccio al te-ma costituzionale.

Da parecchio tempo la classe dirigente di fronte a un problema reagisce con lo stes-so tentativo di risoluzione reiterandolo in maniera indefinita come se non esistesse nessun tipo di risposta alternativa, quasi come se fosse convinta che sia più facile che cambi il problema rendendo efficace la soluzione, piuttosto che ragionare ed ac-cettare una anche minima autocritica, una qualunque, anche elementare,  riflessione sul metodo.

Il riferimento più attuale è il recente dibat-tito parlamentare per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica dove le criti-che sono state mosse, incredibilmente, per il numero di votazioni e non per il dramma-tico deserto di idee e proposte che è emer-so dalla classe politica.

Se ci fosse stato un dibattito serio, moti-vato e appassionato su diverse opzioni sarebbe valsa la pena sopportare anche trenta votazioni, perché saremmo stati di fronte a due definite idee di futuro che competevano, saremmo stati di fronte ad una classe dirigente competitiva e motiva-ta: mentre il triste stillicidio di nomi ed ipo-tesi senza costrutto generato in itinere co-me se la scadenza del mandato presiden-ziale fosse una sorpresa è testimone di una crisi politica senza precedenti e, pur-troppo, senza apparente soluzione, tanto è vero che è stato rieletto lo stesso Presi-dente.

Una irresponsabilità tracotante dilaga nei palazzi del potere, usando delle volte un autoritarismo strisciante giustificato dalla contingenza più utile in quel momento: la pandemia, il clima, la difesa stessa dei di-ritti individuali, la finanza.

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