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Da una parte, per scrivere il mio nuovo libro, vorrei prendermi tutto il tempo necessario; nel contempo, invece, vorrei scriverlo velocemente e pubblicarlo il prima possibile perché ho paura che con tutti i libri che si pubblicano oggigiorno qualche altro scrittore, anche per caso, o per sbaglio e senza neppure volerlo, possa scrivere le stesse cose che vorrei scrivere io prima di me, e allora tutto questo lavoro non servirebbe più a niente.

E poi, anche se sono ancora piuttosto giovane, non so quanti anni mi rimangono ancora da vivere; e non mi piacerebbe arrivare in punto di morte senza aver pubblicato il libro. Non deve essere bello arrivare nel momento in cui si muore e sapere che ci è rimasto da fare una cosa importante, una cosa che si voleva fare a tutti i costi – anche se non so se è proprio così, perché chissà a cosa si pensa quando si sta per morire.

Ad ogni modo, potrei lasciare scritto al mio editore che, se muoio prima che il romanzo sia finito, lui potrà utilizzare questa introduzione per il libro di qualcun altro, che a me, tutto sommato, mi sembra proprio una buona idea, anche perché mi sembra stia venendo proprio una gran bella introduzione.

Che poi, a morire lasciando incompiute le cose che devi fare, ti può succedere di diventare un fantasma. E allora, immaginate me che giro di notte per scrivere venti pagine al buio o al lume di candela e la notte dopo cancellarne diciotto, che se non ci sono riuscito da vivo a finire il libro, figuriamoci da morto, che anche trovare un foglio e una penna non deve essere per niente facile per un fantasma. Quindi sarei costretto a cercare qualcuno ancora vivo che si prende la briga di scrivere per me la parte del libro che manca, con la speranza di trovare una persona che faccia in tempo a finirlo per davvero, il libro, altrimenti se muore anche lui prima di averlo finito si dovrebbe trovare un altro che scrive per me e per lui, e va a finire che a quel punto non lo finiamo mai più, il libro, e si rimane tutti quanti per sempre una comitiva di fantasmi.

(Tratto da La vita è solo una malattia mortale sessualmente trasmissibile? J. Iobiz, 2021)

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