M’abbracci ancora

M’abbracci ancora, amica notte, cara,
mi prendi per la mano e mi riporti
in quel mondo che c’era e che non c’è,
per una volta, solo una volta ancora.

C’era una volta Jim degli sparvieri,
c’era il signor dei giunchi e delle rane,
Meg la baldracca si lavava al fiume,
frate Celeste in chiesa la godeva.

Il conte della Rocca, per la notte,
s’apparecchiava la pulzella in carne,
piangeva la contessa, non per vero,
si consolava poi con lo scudiero.

C’erano i giorni della luna cupa,
dei cavalier, dell’arme e degli amori,
scorreva lento il tempo a primavera,
bruciava sopra il rogo la megera.

Di malavoglia al Papa s’obbediva,
timore dell’inferno in altra vita,
gente minuta dalle braccia stanche,
riempiva di fiorini i suoi forzieri.

Ieri accadeva a me sembra sia oggi,
poco è mutato da quei tempi bui,
i nomi, forse, forse l’augusto rango
dei cavalier, dei Papi e degli eroi.

Mi sciolgo dall’abbraccio della notte,
torno di malavoglia ai nostri affanni,
cos’è cambiato? Molto poco, nulla,
c’era quel mondo e ancora, ancora c’è.

GPG (Giuseppe Pippo Guaragna)