(Immagine ripresa da Fanpage)

Accendo la televisione e arrivano le notizie dall’Ucraina. Pericolo di incidente in una centrale nucleare, combattimenti, morti, civili in fuga, distruzioni. Rischio di una terza guerra mondiale. E, allora, mi chiedo quali sono i veri motivi di tutto questo, e ascolto e leggo che la colpa è tutta di Putin. Troppo semplice, troppo parziale, non mi sembra la verità.

Mi ritornano in mente altre invasioni, quella dell’Ungheria del 1956 da parte dell’Unione Sovietica di Chruščëv, e quella della Cecoslovacchia del 1968 dell’URSS di Brežnev (che, ironia della storia, era nato proprio in Ucraina) e mi domando perché anche allora non accadde una cosa simile ad oggi. E immagino che, forse, i vecchi politici fossero più consapevoli e avessero un’idea più realistica di cosa significhi governare una Nazione.

Oggi non è così. Zelens’kyj, e qui so di attirarmi gli insulti di molti, per me non è uno statista; non lo è quando chiede alla NATO – cioè gli USA, per chiamare le cose con il loro vero nome – di dichiarare la No Fly Zone sull’Ucraina, non lo è quando arma i civili oppure quando chiede aiuti militari per combattere contro i russi, non lo è quando fa finta di ignorare che certe conquiste hanno senso se si riesce a compierle in modo pacifico. Gandhi o Martin Luter King, ad esempio. Mi dispiace dirlo, ma secondo me non sta facendo la cosa migliore per il suo popolo. La libertà e la democrazia sono importantissime, ma più di ogni altra cosa lo è la vita e ogni guerra è nemica della vita. La guerra deve essere evitata ad ogni costo, e adesso che è scoppiata deve essere fermata ad ogni costo.

Per di più, la vertenza dell’Ucraina contro la Russia, sfociata in questa tragica guerra, non è contro un invasore che minaccia di deportare e rinchiudere in campi di concentramento i dissidenti o di far morire per fame gli ucraini come ai tempi dell’ex Unione Sovietica, di sterminare un popolo come nel caso di Hitler con gli Ebrei, o di impalare i nemici come i Turchi nel passato. La Russia di oggi è per molti aspetti un paese uguale ad altri stati europei; certo, i russi godono di minore libertà e minori diritti democratici ma chi di noi, cittadini occidentali, può realmente dichiararsi libero e affermare che vive in un paese dove la democrazia è piena e garantita per tutti? Io no. Per esempio, dai sondaggi risulta che il 43% degli italiani è contrario a inviare armi in Ucraina, eppure l’Italia invierà armamenti all’Ucraina. E non si sentono neppure voci di dissidenti; e mi chiedo, dove sono i politici che rappresentano le idee dei cittadini? Ecco, adesso, come sempre, aspetto gli insulti. Ma, almeno, se avrò la fortuna di avere dei nipoti e di poter raccontare loro i fatti di questi giorni, spero di potergli dire che non tutti eravamo abbagliati dalla retorica della guerra. E che sotto la spinta di un movimento popolare, i Paesi europei e gli USA, anche se tardivamente, ritennero che non fosse il caso di far scoppiare la Terza Guerra Mondiale per difendere questioni di principio che, seppur alte e condivisibili, sarebbero comunque andate perse in un disastro nucleare. E, alla fine, il buon senso prevalse.

Fermiamoci, fin quando siamo in tempo – Avviso ai naviganti, post controcorrente.

 / J. IOBIZ / MODIFICA

Accendo la televisione e arrivano le notizie dall’Ucraina. Pericolo di incidente in una centrale nucleare, combattimenti, morti, civili in fuga, distruzioni. Rischio di una terza guerra mondiale. E, allora, mi chiedo quali sono i veri motivi di tutto questo, e ascolto e leggo che la colpa è tutta di Putin. Troppo semplice, troppo parziale, non mi sembra la verità.

Mi ritornano in mente altre invasioni, quella dell’Ungheria del 1956 da parte dell’Unione Sovietica di Chruščëv, e quella della Cecoslovacchia del 1968 dell’URSS di Brežnev (che, ironia della storia, era nato proprio in Ucraina) e mi domando perché anche allora non accadde una cosa simile ad oggi. E immagino che, forse, i vecchi politici fossero più consapevoli e avessero un’idea più realistica di cosa significhi governare una Nazione.

Oggi non è così. Zelens’kyj, e qui so di attirarmi gli insulti di molti, per me non è uno statista; non lo è quando chiede alla NATO – cioè gli USA, per chiamare le cose con il loro vero nome – di dichiarare la No Fly Zone sull’Ucraina, non lo è quando arma i civili oppure quando chiede aiuti militari per combattere contro i russi, non lo è quando fa finta di ignorare che certe conquiste hanno senso se si riesce a compierle in modo pacifico. Gandhi o Martin Luter King, ad esempio. Mi dispiace dirlo, ma secondo me non sta facendo la cosa migliore per il suo popolo. La libertà e la democrazia sono importantissime, ma più di ogni altra cosa lo è la vita e ogni guerra è nemica della vita. La guerra deve essere evitata ad ogni costo, e adesso che è scoppiata deve essere fermata ad ogni costo.

Per di più, la vertenza dell’Ucraina contro la Russia, sfociata in questa tragica guerra, non è contro un invasore che minaccia di deportare e rinchiudere in campi di concentramento i dissidenti o di far morire per fame gli ucraini come ai tempi dell’ex Unione Sovietica, di sterminare un popolo come nel caso di Hitler con gli Ebrei, o di impalare i nemici come i Turchi nel passato. La Russia di oggi è per molti aspetti un paese uguale ad altri stati europei; certo, i russi godono di minore libertà e minori diritti democratici ma chi di noi, cittadini occidentali, può realmente dichiararsi libero e affermare che vive in un paese dove la democrazia è piena e garantita per tutti? Io no. Per esempio, dai sondaggi risulta che il 43% degli italiani è contrario a inviare armi in Ucraina, eppure l’Italia invierà armamenti all’Ucraina. E non si sentono neppure voci di dissidenti; e mi chiedo, dove sono i politici che rappresentano le idee dei cittadini? Ecco, adesso, come sempre, aspetto gli insulti. Ma, almeno, se avrò la fortuna di avere dei nipoti e di poter raccontare loro i fatti di questi giorni, spero di potergli dire che non tutti eravamo abbagliati dalla retorica della guerra. E che sotto la spinta di un movimento popolare, i Paesi europei e gli USA, anche se tardivamente, ritennero che non fosse il caso di far scoppiare la Terza Guerra Mondiale per difendere questioni di principio che, seppur alte e condivisibili, sarebbero comunque andate perse in un disastro nucleare. E, alla fine, il buon senso prevalse.