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Putin in preda al delirio al cospetto dell’Europa Compatta

Di Raoul Bianchini

Sapevamo tutti di essere ad un tornante della storia, due anni fa ce ne siamo accorti per la prima volta quando il Covid si è impadronito delle nostre vite togliendoci il respiro ed imponendoci ciò che è più importante per la nostra sopravvivenza, il contatto. Eravamo vicini ormai ad intravedere quella luce in fondo al tunnel che sembrava non arrivare mai, finalmente liberi di tornare ad immaginare un futuro che avremmo raccontato, felici di raccontarlo dopo le oltre 150000 vittime che la Pandemia ha causato. Non abbiamo fatto in tempo a sentirci dei “sopravvissuti”, qualcuno o qualcosa che sempre decide per noi ha scritto sotto la stessa dicitura temporale una narrazione ancora più atroce, l’invasione dell’Ucraina da parte di un uomo che in preda ad un delirio di onnipotenza, calpestando ogni diritto Internazionale sta tentando di riscriverla la Storia.

Quel Vladimír Putin che dopo essersi issato sul gradino più alto dell’ex Unione Sovietica la rovesciò prendendo il potere ora invadendo l’Ucraina rivendicando la legittimità di uno Stato che al tempo di Stalin era parte integrante della Russia, disseminando il terrore di una guerra nucleare. La maggior parte di noi vi assiste per la prima volta dopo il 1945 e forse per la prima volta anche il “dittatore legittimo” ed i suoi oligarchi. Nella pianificazione di una guerra lampo non aveva previsto che lampo non sarebbe stata che il coltello affondando avrebbe trovato una resistenza spaventosa del popolo Ucraino guidato dal  suo premier Zaleski, ma soprattutto non aveva previsto e neanche lontanamente immaginato quella reazione immediata e compatta dell’Europa che per la prima volta dalla sua nascita ha dimostrato di avere   nella sua spietata azione di condanna imponendo sanzioni durissime che di fatto estromettono il regime di Putin da qualsiasi transazione internazionale, isolandolo Geopoliticamente.

Ciò che era indicibile è divenuto improvvisamente possibile, soltanto poche ore prima di queste mie righe, L’Europa intera ha rischiato di non risvegliarsi più nel senso non metaforico, l’attacco alla centrale nucleare di Zaporizia, una delle più grandi in Europa avrebbe potuto ucciderci se fosse stata centrata dai missili russi. IL tempo si sa è relativo, ma ci sono quei periodi in cui pochi giorni ci appaiono decenni e questa settimana è stata una di quelle.

L’Europa stessa rischia di avvitarsi su sé stessa sotto la minaccia nucleare, nella sola giornata di ieri le borse europee hanno bruciato 400 miliardi, l’inasprimento delle sanzioni non fermerebbero l’ossessione coloniale di Putin andrebbero a  generare un effetto domino che la Nato di fatto non può permettersi, ovvero varcare quella linea rossa che rappresenterebbe il punto di non ritorno.

Lo scenario che si prospetta è estremamente complesso e di difficile interpretazione, i negoziati hanno aperto uno spiraglio in mezzo alla distruzione e disperazione di migliaia di rifugiati al confine con la Polonia. È di poche ore fa notizia di un nuovo incontro tra le delegazioni che dovrebbe avvenire Domenica. Non si possono non considerare le similitudini ponendo l’attenzione alla dinamica con la quale si sta sviluppando la narrazione bellica di questi giorni agli incidenti che precedettero la Seconda Guerra Mondiale, riferimenti che fanno si rabbrividire, ma che vanno presi in considerazione affinchè la Storia non ripeti i suoi errori. 

L’eventuale ritorno a una nuova guerra fredda con due blocchi contrapposti è uno scenario inquietante, ma probabilistico a mio avviso e certamente “il male minore” al cospetto di una escalation che Putin vuole tentare di indurre con il solo scopo di cogliere in fallo il Blocco Continentale che fortunatamente non ha ceduto alla tentazione di dichiarare il no fly zone sull’Ucraina.

Le ricadute economiche sull’Europa compreso ovviamente il Nostro Paese che di fatto è in guerra con la Russia considerando che l’Italia contribuisce in maniera notevole al riarmo dell’Ucraina sono destinate a farsi sentire nei prossimi mesi in particolare come sappiamo sull’impossibilità di reperire le materie prime sufficienti al cospetto di una economia reale già gravemente provata dall’Emergenza Sanitaria che  terminerà il 30 di Marzo.

In questi giorni si è tentato di sdrammatizzare la parabola del Covid sostenendo da più parti che la Guerra ha cancellato due anni di sofferenze e privazioni. In realtà ciò che è avvenuto è ben diverso, l’informazione è stata esautorata da ciò che non avrebbe mai voluto raccontare, auguriamoci che  nella mente del” Dittatore Rosso” sopravvenga quel pensiero che vede la Russia come uno dei Paesi di integralismo cristiano tra i più potenti della Storia e magari rammenti almeno per un attimo uno di quei passaggi di quel  discorso della montagna  che è tra i piu belli per i credenti : “Beati i costruttori di Pace perché saranno chiamati figli di Dio”, prima che sia troppo tardi, prima che la sua follia ci travolga completamente.