“Fiori sull’asfalto”. La meraviglia dell’inaspettato che irrompe nella vita

Nascono i fiori persino sull’asfalto quando si riesce ad andare oltre il grigiore per cogliere, invece, i colori e la vivacità della vita. Forse un’illusione, una visione onirica, ma ciò che, davvero, consente di cogliere la bellezza della natura, l’autenticità dell’amore, la dolcezza dei ricordi. E’ ciò che avviene nell’opera di Marco Pagliari, autore di Milano, “Fiori sull’asfalto”, pubblicato nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti editore. «Ho deciso di dare questo titolo alla mia raccolta – spiega l’autore – per farne risaltare la sua atipicità rispetto alla piattezza e aridità che, spesso, contraddistingue la nostra quotidianità e a cui, altrettanto spesso, fa da contraltare il profumo e la meraviglia dell’inaspettato, che sovente irrompe, improvvisamente e impetuosamente, nella nostra vita». 

Una raccolta di poesie in cui si parla di amore in tutte le sue espressioni, sfumature ed accezioni, «declinato in tutti i modi e in tutti i sensi». Ma ad ispirare i versi, vi è anche «l’introspezione di sé stessi e la visione della propria individualità, in rapporto alla natura e al mondo universale dei sentimenti». “E tu cammina tenendo per mano il tuo Cuore… E vedrai che, dietro ai tuoi passi, sta già sbocciando un nuovo profumato fiore”.

Questa accezione dualistica tra i fiori e l’asfalto, sembra emergere anche nella vita di Marco Pagliari, poeta ma contabile di professione per diverse aziende e società. Una laurea in Economia Aziendale e una penna da scrittore. In realtà, il fatto che la scrittura – a cui l’autore si è appassionato circa una decina di anni fa, riscoprendo l’affascinante quanto complesso mondo dell’animo umano – risulti in antitesi con il suo “background” culturale, di tipo tecnico-scientifico e non certo umanistico, è per Marco uno stimolo in più per approfondirne e apprezzarne i suoi aspetti meno noti e più attrattivi. «D’altronde – racconta – ho sempre amato cimentarmi in ambiti per me nuovi e ancora inesplorati, per curiosità intellettuale e piacere personale, rifuggendo il più possibile dal “déjà vu” e dallo scontato». E un’esperienza che ha arricchito l’animo dell’autore consentendogli una forte crescita personale, dovuta alle situazioni difficili da gestire, è stata quella vissuta nel volontariato, al fianco di minori con problemi familiari e a rischio di devianza sociale (soprattutto delinquenza e tossicodipendenza).

L’opera è un inno alla vita e alla bellezza della poesia. «Le rime baciate – scrive Alessandro Quasimodo nella Prefazione – e l’utilizzo dell’anafora, frequente in altri testi, sottolineano determinate tematiche che rientrano nel percorso dell’autore. Il senso di amarezza, di fronte agli ostacoli che si prospettano, si sviluppa in modo coerente in numerose liriche. Eppure si fa strada la speranza che almeno la poesia non ci abbandoni». 

Di certo, la voglia di scavare nell’animo umano non ha mai abbandonato Marco Pagliari. Per questo motivo, oltre alla poesia, un altro genere letterario in cui si sente maggiormente a proprio agio è il romanzo giallo. «Consente di mettere in luce la parte più nascosta e spesso più interessante di un personaggio – afferma l’autore – ai fini della narrazione. E permette, inoltre, di mettere alla prova le proprie capacità analitico-deduttive e di determinazione causa-effetto, in relazione alle situazioni che si vengono a creare nel corso del racconto».

Federica Grisolia

(Vincenzo La Camera – Agenzia di Comunicazione)