Crolla il potere d’acquisto degli italiani: i numeri

E’ il segno più evidente di una crisi socio-economica che rischia di annullare anche gli effetti positivi del PNRR.

Nel pubblicare il dato delle retribuzioni contrattuali, cresciute in un anno di un modesto 0,7%, l’Istat ha avvertito che, nel 2022, l’indice crescerà in media dello 0,8% ed il potere d’acquisto, considerando le dinamiche inflazionistiche, subirà un calo di cinque punti percentuali. E come poteva essere altrimenti con un un mercato del lavoro che fatica a riprendersi dallo choc della pandemia, con l’inflazione che ha raggiunto il 6,2%, un carrello della spesa che lievita ed un costo delle bollette che diventa quasi proibitivo?

“Purtroppo ogni volta che c’è una crisi la prima cosa che salta è il rinnovo contrattuale. In occasione della recessione iniziata nel settembre 2008 ne abbiamo avuto la dimostrazione, raggiungendo primati imbarazzanti”, spiega Mauro Antonelli, Responsabile dell’Ufficio studi di Unione Nazionale Consumatori, aggiungendo “così, mentre il costo della vita decolla, gli stipendi restano al palo con effetti devastanti sul potere d’acquisto e, conseguentemente, sui consumi. Non si possono fare altre politiche dal lato dell’offerta, altrimenti scattano ripercussioni negative sulla domanda”.

L’inadeguatezza delle retribuzioni chiama in causa anche il timing dei rinnovi contrattuali. Come accelerare le tempistiche del rinnovo? Per l’UNC si potrebbe far tesoro delle esperienze degli anni ’70 e “ripristinare un meccanismo automatico di adeguamento dei salari, come la scala mobile all’inflazione programmata”. “Tra tornare alle spirali inflazionistiche che precedevano il referendum sulla scala mobile e impoverire il ceto medio bloccando stipendi e pensioni, mentre tariffe e costo della vita aumentano, c’è una via di mezzo”, precisa Antonelli…. leggi tutto su: Sorgente: Crolla il potere d’acquisto degli italiani: i numeri