Aristotele, grande filosofo dell’antichità stabilì cinque sensi, il tatto, l’olfatto, ludito, la vista,
il gusto.
La classificazione moderna più accettata ne comprende nove, tutti coinvolti in attività molto
piacevole, mangiare.
Quando mangiamo non è un attività che comprende solo il gusto, ma è una vera esperienza
multisensoriale.
Ogni alimento ha un suo aroma e trasmette un complesso di sensazioni, che sono odori,
sapori, colori, rumori, ed emozione visiva. I sapori che si percepiscono non sono solo, dolce,
amaro, salato, acido e grasso. Ci sono altri sapori come il piccante, il fresco, l’aspro che non
sono percepiti dai recettori del gusto, ma grazie alla somestesia, cioè la sensibilità somatica,
ovvero la percezione del corpo attraverso esperienze sensoriali. Sensibilità tattile attraverso
la superficie della pelle e delle mucose, e la sensibilità cinestetica, cioè l’insieme dei muscoli
che si attivano quando si introduce cibo.
Gli organi dei sensi sono semplici vettori in grado di produrre e trasmettere stimoli al
cervello.
Il cibo quindi è anche emozione, non ci emozioniamo davanti al nostro cibo preferito?
Mangiare non è solo questione di sopravvivenza, ma è anche godere., piacere.
Il cibo è anche cultura, ogni paese ha la sua cucina tradizionale che rispetta usi e costumi,
clima, ambiente e situazione sociale. Ogni regione una cucina diversa, addirittura anche il
più piccolo paese ha un suo modo di interpretare il cibo.
Il cibo ha milioni di sfumature, un tocco quì, un tocco lì, dire che il cibo è poesia
sarebbe sbagliato? Il cibo ispira emozioni, la poesia ispira emozioni, allora perchè non unire
la poesia al cibo?
Un cuoco e un poeta hanno lo stesso fine, trasmettere emozioni.
Allora perchè non dedicare qualche parola, ad esempio al peperone?
Grasso, lucente, colorato, profumato.

Ode al peperone.
Il cuore mio esulta nell’angolo del mio orto,
la mia casa è bianca,
le finestre di legno e incrostate di sale perchè è vicino il mare.
Ma è del’orto che ne faccio poesia,
piovono tutti i colori sui cespugli,
peperoni grassi lucidi e lucenti,
grappoli su canne di vento.
Oro e cruschi profumi dell’ombra,
arrostiti a cielo aperto,
Nell’attesa paziente,
d’estate e di caldo
un raccolto d’amore, di capperi e di sole. Iris G. DM.

Per finire due ricette tradizionali,la prima peperoni alla napoletana.
Arrostire i peperoni, spellarli e farli a listarelle, in una padella, olio evo,
uno spicchio d’aglio, aggiungere i peperoni, capperi non salati, olive nere,
salare quanto basta. Spegnere quando i peperoni rilasciano una cremina.

Peperoni a modo mio.
Lavare i peperoni, togliere la parte della calotta e i semini,
ogni peperone farlo in quattro parti. Preparare una teglia, stendere la carta da
forno. Per comodità salare i peperoni in una capiente ciotola, poi stendere le falde
tutte accostate nella teglia, mettere su ognuna un pezzetto di alice sott’olio, poi una bella
spolverata di pangrattato e olio evo quanto basta. Infornare a fuoco medio e…
bon appetit.

opera d’arte di Anna Monterotondo