epa01589987 The gauge indicates satisfactory pressure in the pipeline forwarding Russian natural gas from Ukraine at the receiving station of Mol Natural Gas Transporting Corp. in Beregdaroc, 302 kms east of Budapest, Hungary, near the Ukrainian border, 03 January 2009. On 03 January 2009 Hungary received the normal amount of natural gas imported from Russia although Ukraine has decreased the amount of Russian gas destined for Europe and transited through Ukraine after Russian gas monopoly Gazprom fully cut gas deliveries to Ukraine due to disputes over the pricing for 2009 as of 01 January. EPA/ATTILA BALAZS HUNGARY OUT

A TUTTO GAS, ADDIO RINNOVABILI: RICATTO UNGHERESSE SULLE SANZIONI UE. 

Doveva segnare il rilancio delle energie rinnovabili, il cosiddetto Decreto legge Aiuti. Un passo decisivo verso l’indipendenza energetica per liberarci dal giogo della Russia. Invece serpeggia delusione nel mondo green (e non solo) per la misura del governo Draghi.

Sul Fatto di domani spiegheremo perché il provvedimento scontenta esperti e addetti ai lavori. Racconteremo gli ostacoli (e gli ingranaggi burocratici) sulla via difficile dell’energia rinnovabile, mentre i cantieri del fotovoltaico e dell’eolico stentano a decollare.

Il dl Aiuti infatti è centrato sul gas, per il timore di razionamenti in caso di stop alle forniture da Mosca. Ma l’Ue resta divisa sull’embargo energetico verso al Russia: anche oggi, nulla di fatto sul sesto pacchetto di sanzioni. Sarà esaminato domani in una nuova riunione del Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper).

Per approvare le misure serve l’unanimità, ma il premier ungherese Orbán ieri è stato chiaro: “Le sanzioni europee sono una bomba atomica che vogliono sganciare sulla nostra economia”. Sul giornale analizzeremo le ragioni e i retroscena del “ricatto” ungherese all’Europa.

Il fatto di domani