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Enrico Euli 05 Maggio 2022

La guerra vive la sua impasse e prosegue in ritualismi e disastri. La propaganda ripiega su se stessa. Buone notizie per la pace, quindi? Per nulla, anzi: quando la guerra rivela apertamente la sua crisi e il suo fallimento, scrive Enrico Euli, quello è il momento più pericoloso perché dà alle parti la convinzione che non si faccia ancora abbastanza per vincerla. I capibanda sbandano ubriachi. Nascono nuove domande e forse esercizi di autocritica. Cosa abbiamo fatto noi prima per rifiutare la cultura della guerra? Perché si prosegue ad affidarsi a loro? Se ai piani alti sono ubriachi – di potere, di denaro e di armi -, cosa siamo noi? [19 maggio, webinar]

Col procedere dei giorni e dei mesi, cresce la sensazione di un progressivo sbandamento sui fronti di guerra. La Russia procede molto lentamente e con gravi perdite nel Donbass e sul Mar Nero. L’Ucraina, cioè la Nato, non perde troppo, ma neppure avanza o vince. L’Unione Europea prosegue con le sanzioni, riscontrandone l’inefficacia nei confronti del regime di Vladimir Putin (che rafforza il suo consenso interno) e la portata depressiva che invece esse iniziano ad avere verso se stessa (che non è mai stata così debole e prona): emergono infatti in essa dissensi e divisioni, sinora ben sopite e artatamente silenziate.

Anche in Italia il fronte politico si vede incrinare nella sua iniziale unanimità, con crescenti smarcamenti e distinguo di grillini e salvini dai lettini a sdraio lettiani.Di negoziati e trattative non si parla neanche più: solo il papa francescano (che geme per i suoi ginocchi rotti, non potendo parlare, visto il ruolo, di quanto gli girino i santissimi…) pare proseguire – ma solo per un obbligato atto di fede – a crederci.

Nelle trasmissioni e nei dibattiti massmidiotici emergono sempre più fortemente le posizioni contrarie, o perlomeno più perplesse e scettiche, sul senso del proseguire ad armare gli ucraini e a prolungare lo scempio in corso. Intanto la solidarietà e l’accoglienza verso i profughi – terminata la fase romantica – inizia a rivelarsi per quel che è: un boomerang verso chi ospita e un rim-pianto senza ritorno per chi viene ospitato. Quando la guerra vive la sua impasse e prosegue in ritualismi e disastri che si ripetono senza senso, può solo allungare il suo brodo, allontanare l’attenzione da sé, venire a noia.

Buone notizie per la pace? Per nulla

Quando smette – come ora – di essere un spettacolo diffuso e circonfuso d’epica e ridiviene quel che è – un massacro totale gestito da militari e rivolto a specialisti della violenza e dell’orrore -, l’amore e l’interesse per lei decadono e si tramutano soltanto in malinconici presagi o stanche abitudini di vita e di pensiero. Quando declinano emozione ed entusiasmo, la propaganda ripiega su se stessa e si affloscia, come un soufflè mal riuscito. Buone notizie per la pace, quindi? Per nulla, anzi: quando la guerra rivela apertamente la sua crisi e il suo fallimento, quello è il momento più pericoloso. Perché dà alle parti la convinzione che non stiano facendo ancora abbastanza per vincerla. Ed entrambe si sentono chiamate a insistere oltre, ad accentuare gli sforzi, a moltiplicare le menzogne, a armare e riarmare ancora…

La “cupio dissolvi” anziché diminuire accelera, in barba a qualunque correzione autoriflessiva e ad ogni autocritica: si è andati troppo avanti per tornare indietro e quindi si va avanti ancora, anche solo per salvare la faccia.

Nelle dipendenze, si sa, si prosegue a bere proprio quando non si sente più il gusto dell’alcool. Quando i capibanda sbandano ubriachi, lanciano bottiglie e sbraitano contro gli dei, sarebbe meglio non incontrarli per strada, nella notte che viviamo. Ma perché e come invece si prosegue a seguirli, a votarli, ad affidarsi a loro, qui e lì? Se loro sono ubriachi (di potere, di denaro, di armi), cosa siamo noi?

Re liberali e nudi

Che l’Occidente fosse anche questa volta solo un bugiardo calzato e vestito, come si dice, era chiaro da subito (almeno per me). Ma ora il bluff non regge più anche per i più: il re (bugiardo) è nudo. E si arrabatta a inventare regole che contraddicono i suoi stessi dichiarati ideali, che – come sempre nella storia delle democrazie – si sciolgono come neve al sole quando il sistema va sotto stress e deve affidarsi alla costrizione, non potendo più contare sul consenso.

Tolleranza, apertura liberale verso chi non la pensa come te, rispetto per le differenze, mediazione dialogata con l’avversario: tutto viene divorato, non solo dalla guerra, ma dalla paura di perdere la battaglia (sul campo, con le armi, ma anche sul terreno delle parole e delle idee…).

Il regime di guerra rivela il vero volto dei nostri regimi in tempo di pace.

L’Unione Europea – mentre si dibatte senza poter prendere una decisione tra veti incrociati – ha intimato ai suoi giornalisti di non far vedere immagini da tv russe.

Vari sedicenti esperti, pagati da Usa e Nato, si rifiutano ora di partecipare a talk-show in cui siano presenti “propagandisti” russi (cioè tutti coloro che si oppongano alle loro visioni tele-comandate).

Il governo italiano traccheggia, incasinato su quasi tutto, fuorché sul mantenersi in vita, con una prepotenza tipica degli impotenti. É sempre più inquieto: ha compreso che in molti, infine, hanno mangiato la foglia: un’opposizione alla guerra si palesa e cresce, perlomeno sugli schermi e nei convegni, oltre che nei sondaggi. E devono provare ad acchiappare i loro voti (con prebende, bonus a pioggia, posizioni anti-guerra, ricatti e minacce, tutto fa brodo…). Questo non significa che si terrà conto del dissenso (o, almeno, dello scetticismo) crescente e che si cambierà strada sulla guerra in Ucraina, sulla Nato o sui rapporti euro-atlantici (come vengono oggi cortesemente definiti i nostri vincoli di vassallaggio con gli Stati Uniti). Ecco perché si prospetta comunque un “autunno freddo”, e non solo per i singhiozzi dei termosifoni. Giungeremo alle elezioni (forse anticipate) in una situazione di ulteriore emergenza che giustificherà qualunque scelta (di partiti ed elettori). Sempre che l’estensione della guerra sul suolo europeo non renda impossibili (e giustificatamente rinviabili) le elezioni stesse. Tutto può accadere, perché sta già accadendo.

Guerra, nonviolenza, decrescita
Incontro con Mario Agostinelli, Bruna Bianchi,
Enrico Euli e Daniela Padoan
Giovedì 19 maggio ore 18
diretta su www.facebook.com/Comuneinfo www.facebook.com/AssociazioneDecrescitaPer ricevere il link zoom scrivere a info@venezia2022.it