Madre

ti chiamerò Terra
sostrato a radici
della mia pianta
che tanto ha succhiato
da inaridirti
e ancora offrivi
tue stille preziose

o brodo primordiale
pregno di particelle
che mi furono ave
eri la sola
a poter preparare
tale mistura
con tanto di dedizione.

Mi figuro embrio
immerso nelle tue acque
in stato semibeato
ma è poca l’immaginazione
sarebbe giusto averne visione
chiuderei gli occhi talvolta
sul quel ricordo
l’appartenenza
al ventre che mi nutrì

e trarrei protezione
dal gusto antico.

Ma la natura è avara
a sottrarre traccia
della prima dimora
di oscurità avvolta
o di luce soffusa
di ninne nanne e premure
trapelante
voci e tocchi leggeri.

Madre
che fantasia ch’è la mia
dopo lustri e lustri di vita
s’incammina a ritroso nel prenatale
forse perché solo ora m’avvio
e comprendo
dai tuoi bianchi capelli
e dalle rughe
che ti van consumando
il mistero
che ci ha volute
prima unico sangue
poi distinte entità
e infine un commiato
ch’è solo parvenza:
ogni creatura la vita affaccia
in altre da sé generate.

Bella madre
io ti porto con me
e cederò
anche te
ad altri respiri
il giorno in cui andrò.

Gustav Klimt, Madre con bambino