La CUB SANITA’ ALESSANDRIA chiede alla politica di fare un salto di qualità

Spett. redazione

Il complesso di norme che definisce come gli ordini professionali e le aziende si devono comportare con le persone guarite da Covid in assenza di vaccinazione, sta procurando confusione tra gli addetti ai lavori. Qualche mese fa avevamo denunciato una situazione già compromessa a causa del proliferare di Decreti, Regolamenti e Circolari che invece di mettere ordine, come ci si dovrebbe aspettare, contribuivano a provocare caos. 

Il DL di fine marzo avrebbe dovuto porre un argine alle diverse interpretazioni ed all’arbitrio delle singole strutture che, in assenza di norme ragionevoli, finivano per operare secondo convenienze non in linea con l’efficacia delle prestazioni sanitarie. Dopo neanche due mesi siamo da capo, con personale guarito da Covid che lavora da più dei tre mesi indicati dal suddetto Decreto Legge, personale che viene risospeso dopo aver lavorato con colleghi vaccinati che non devono sottoporsi a tamponi periodici di controllo, personale al quale si chiedono informazioni circa il proprio status vaccinale in quanto quelle disponibili nelle apposite piattaforme sono ritenute incomplete, personale che viene trattenuto in quanto necessario all’organizzazione aziendale, personale che non viene riammesso anche se ne avrebbe il diritto. 

Come da tempo sottolineiamo, unici in tutto l’affollato panorama sindacale, stiamo assistendo in Italia, relativamente al funzionamento del sistema sanitario, ad un ostinato allontanamento dagli orientamenti del resto d’Europa, dove non solo la questione delle riammissioni del personale sanitario non vaccinato e guarito da Covid, ma tutta la questione Covid viene gestita con più ragionevolezza. In Italia una legiferazione d’urgenza che permane nonostante la fine dell’emergenza ha portato alle attuali incongruenze: le persone che lavorano in ambito sanitario  e sono guarite dal Covid possono condurre una vita sociale senza limitazioni, possono andare al ristorante, al cinema, al teatro o in piscina, ma non possono ritornare a lavorare, se non per tre mesi dopodiché vengono risospese; nel mentre, i colleghi che hanno aderito alla campagna vaccinale sono liberi di presentarsi in  corsia senza dover certificare la propria negatività. Il risultato è stato, in questi primi tre mesi dell’anno, un incremento delle positività superiore all’intero anno precedente, che interessa massicciamente i dipendenti delle strutture sanitarie già ripetutamente vaccinati. L’unica spiegazione rilevabile in queste disposizioni è uno scopo punitivo nei confronti delle persone che non hanno aderito alla campagna vaccinale, campagna che nel frattempo si è rivelata fallimentare se non controproducente, quindi irragionevolmente protratta ed ancora ostinatamente sostenuta dal Governo.

In modo non meno strabiliante, il DL in questione concede al personale scolastico non vaccinato il rientro al lavoro, ma senza la possibilità di insegnare. I ragazzi sono ancora soggetti all’uso della mascherina a scuola, solo a scuola, non in tutti gli altri luoghi che frequentano. Anche in questo caso ogni persona che dopo due anni di sconclusionatezze pubbliche e private, sostenute dalle autorità e da semplici cittadini, sia riuscita a conservare l’uso della ragione, è chiamata a chiedersi: a che cosa servono queste misure, se non ad identificare una categoria di lavoratori e punirla, dal momento che il personale docente vaccinato non è chiamato a certificare la propria negatività che i sieri moderni non possono garantire?

Mentre tutti gli altri sindacati si disinteressavano delle numerose incongruenze che la pandemia portava con sé, noi siamo sempre stati attenti a verificare sul campo quali interessi collettivi, aziendali (o sindacali) ed individuali andavano consolidandosi intorno a questa epidemia dai contorni non sempre chiari. Uno su tutti l’interesse derivante dalle risorse economiche associate alla positività da Covid.

Abbiamo definito fin dall’inizio questa pandemia una sindemia, ovvero una malattia la cui pericolosità trova ragione, principalmente, nelle circostanze sociali all’interno delle quali le persone vivono, quindi, per esempio, una malattia più pericolosa in Italia che in Svezia o in Germania, dove i sistemi sanitari funzionano e non sono, come qui da noi, strumentali ad interessi di carriera, di arricchimento e politici. 

Voci autorevoli iniziano a tentare di recuperare il sentiero della ragione che buona parte della società aveva perso anche a causa di mezzi di informazione mossi da interessi analoghi a quelli sopra brevemente elencati. Se è vero che, come detto da Giorgio Agamben, le leggi stanno regredendo a tutto vantaggio di una regolamentazione d’urgenza alla quale ci vorrebbero abituare, è altrettanto vero che dalla magistratura, dalle istituzioni e dal mondo scientifico arrivano buone notizie. Nel primo caso le buone notizie corrispondono alla volontà di vederci chiaro, di indagare sugli interessi di cui si diceva, di approfondire la congruenza delle norme con il dettato costituzionale e con la ragionevolezza. Nel secondo caso la buona notizia corrisponde al fatto che terminata la sbornia televisiva causata dalle viro-star, rientrano in campo gli scienziati, il metodo, la ricerca libera e non disposta a tramutarsi in spettacolo. Nel terzo caso la buona notizia corrisponde al fatto che alcuni ordini provinciali o regionali dei medici, delle ostetriche e di altre professioni hanno rifiutato il disegno volto a trasformare importanti attività ed intelligenze in meri strumenti burocratici. 

Qualche giorno fa il giudice del lavoro di Padova Roberto Beghini emette una sentenza che reintegra una OSS indisponibile alla vaccinazione, motivando la decisione con l’evidenza che il vaccino non protegge dal virus e che, al contrario, può contribuire all’allentamento dei controlli e quindi ad una maggiore sua diffusione tra i pazienti. Di questa notizia, della approfondita motivazione allegata alla sentenza, sui media nazionali e locali neanche l’ombra.

Il prof. Bizzarri, che collabora con la Commissione Dupre, ha spiegato in una lunga udienza al Senato come la vaccinazione di massa promossa dallo stato italiano sia stata fallimentare rispetto agli obiettivi che erano stati immaginati; lo stesso professore, snocciolando indagini e dati già pubblicati sulle maggiori riviste scientifiche (Lancet, Nature), propone un lungo elenco di elementi di semplice buon senso e di normale precauzione scientifica in virtù dei quali bisognerebbe interrompere al più presto possibile la vaccinazione di massa, riservandola ad alcune specifiche categorie tra quali non, ovviamente e per i motivi già visti nella sentenza del giudice di Padova, il personale che opera nelle strutture sanitarie. 

La CUB SANITA’ ALESSANDRIA, fin dalle sue origini che qui in provincia coincidono con le prime sospensioni del personale sanitario, ha dato il suo contributo in termini di aggregazione e difesa di tutti i lavoratori e le lavoratrici colpite dai provvedimenti e dalla propaganda del Governo italiano. Ha messo in dubbio l’efficacia di tali provvedimenti, ha previsto gli sconquassi che essi avrebbero generato nel sistema sanitario alessandrino, ha anticipato le vere ragioni che orientavano tutto il medesimo sistema: lo smantellamento della sanità pubblica.

Ora chiediamo alla politica locale di intervenire per porre fine a questo disastro, iniziando proprio dalla riammissione del personale ingiustamente sospeso, che secondo il DL dovrebbe restare senza lavoro fino al 31 dicembre. La CUB SANITA’ ALESSANDRIA invita tutta la politica locale a considerare il caos e le contraddizioni, in qualche caso perfino ridicole, generate dal Ministero della Sanità e dai Decreti Leggi approvati dal Governo italiano. Pensiamo che la gente comune sia stufa delle follie e delle stupidaggini che ancora ci accompagnano e che fanno, per esempio, mascherare a scuola i ragazzi e li liberano dalle maschere nei ristoranti, nei supermercati e nelle discoteche; pensiamo che la gente comune sia stufa di quei ministri che dopo aver imposto la vaccinazione ai sanitari non prendono minimamente in considerazione l’incremento delle malattie negli stessi ed anzi obbligano i naturalmente immunizzati a stare a casa, con gravi ripercussioni sui carichi di lavoro e sull’efficienza delle prestazioni. Pensiamo che i lavoratori e le lavoratrici siano stufi di sindacati la cui rappresentatività è ancorata non già alla lotta per migliorare le condizioni di lavoro ma alle assicurazioni ed ai gadget che distribuiscono in occasione delle elezioni.

 La CUB SANITA’ ALESSANDRIA chiede alla politica di fare un salto di qualità: come un cittadino normale può prendere in considerazione l’idea di votare qualche politico che sostenga il Ministro Speranza, se non per interessi esclusivamente personali?  Auspichiamo che la Procura indaghi in modo accurato negli ospedali e nelle strutture, dove infermieri, medici e persone serie avranno sicuramente molte cose da rivelare relativamente a quanto successo durante la pandemia. 

Morandini Alessandro

 coordinatore provinciale CUB SANITA’ ALESSANDRIA