Il Piemonte vanta una ricchezza linguistica invidiabile ma spesso non conosciuta. A parte l’italiano, che è la lingua ufficiale oltre che la più diffusa tra la popolazione dalla seconda metà del Novecento, nel territorio sono riconosciute dalla regione con la legge regionale del 9 aprile 1990 ben cinque lingue storiche del Piemonte: il piemontese, costituito da una varietà occidentale e una orientale molto simili tra loro, l’occitano parlato nelle vallate occitane di Cuneo, Val Pellice, Val Chisone e Germanasca e Alta Val Susa, il francoprovenzale parlato a Coazze, intorno alla città di Susa, nelle valli di Lanzo, nella valle del Piantonetto, nell’alta valle Orco e in tutta la valle Soana; il francese, che non è una lingua autoctona, ma ha un valore storico presso la comunità valdese, e in ultimo il walser, che resiste nei comuni di Macugnaga, Rimella, Alagna Valsesia e Formazza, ed era la lingua germanica dei coloni alemanni provenienti dal Canton Vallese.

Secondo i linguisti mancano all’appello delle lingue riconosciute dalla Regione Piemonte altre due lingue: il ligure parlato nell’estremo sud-est del Piemonte, in Val Borbera e nei dintorni di Novi Ligure e Ovada, oltre che il ligure alpino dell’Alta Val-Tanaro (da Pievetta di Priola compresa) e di Briga Alta, e il lombardo occidentale, al cui tipo linguistico appartengono quasi tutte le varietà gallo-italiche della Provincia di Novara (eccetto alcuni comuni sulla riva della Sesia) e tutte le varietà romanze del VCO. Il tortonese è un dialetto di transizione che a partire dalla classificazione di Bernardino Biondelli di metà dell’Ottocento viene assegnato all’emiliano, di cui costituirebbe l’estremità più occidentale; se da un lato le classificazioni standard vedono il continuum dialettale emiliano estendersi in parte dell’Alessandrino fino al fiume Scrivia, in anni più recenti è stata oggetto di dibattito la posizione di questo dialetto rispetto al lombardo, con il quale condivide pure molti tratti (in ogni caso non è considerato parte della lingua piemontese, nonostante la sua collocazione nel Piemonte amministrativo).

Queste lingue, dopo anni di scarso interesse (se non di ostacolamento) proveniente dal mondo politico e culturale (a cui ha corrisposto un simmetrico ed ulteriore rafforzamento dell’italiano), sono dagli anni novanta destinatarie di alcuni progetti di valorizzazione su iniziativa di enti pubblici, associazioni e gruppi folcloristici.

Occitano, francoprovenzale, francese e walser sono riconosciute come minoranze linguistiche e tutelate dalla legge statale n. 482/1999.

Il piemontese, così come il ligure, il lombardo e l’emiliano, sono stati finora arbitrariamente esclusi da ogni forma di tutela da parte della legge 482/99.

A causa dell’insediamento di coloni piemontesi in epoca medievale, è stato determinante il ruolo della lingua piemontese nella nascita dei dialetti gallo-italici di Basilicata (ancora oggi parlati a Potenza, Picerno, Tito, Vaglio ed altri comuni del Lagonegrese), e dei dialetti gallo-italici della Sicilia (parlati ad Aidone, Piazza Armerina, Nicosia, San Fratello e altri piccoli centri della Sicilia centro-orientale).
(Fonte: Wikipedia)