Non è la strada che pensava di percorrere, il suo doveva essere soltanto un semplice articolo su un clochard scomparso, invece si ritrova fra le mani una bomba ad orologeria pronta a esplodere da un momento all’altro. Ora non si tratta più di un lavoro, e su questo ha ragione il fratello di Massimo, ma di un dovere che va adempiuto sino alla fine. Per il giornalista potrebbe trattarsi dello scoop che attende da tempo, ma anche la rovina della sua carriera. Prima di prendere una decisione, intende vederci più chiaro, capire veramente cosa possa essere successo tra Massimo e le associazioni di volontariato, tanto da suscitare più di un sospetto sulla scomparsa del senza fissa dimora. Egli sa di poter contare su Sergio, così si danno appuntamento in un bar.

«Questa volta niente videoregistratore» dice Sergio, seduto al tavolo.

«Ok» risponde il giornalista, seduto dinanzi.

«Qui ci sono tutti i nomi che ha chiesto, ma non voglio essere immischiato in questa inchiesta» Sergio poggia sul tavolo un foglio di carta piegato su se stesso.

«Ha paura?»

«Lei cosa pensa?»

«Credevo che volesse collaborare.»

«E lo farò sempre, ma non voglio che si faccia il mio nome, ora più che mai. Lei si sta spingendo oltre, non la biasimo di certo, ma non mi va di espormi. Lo capirà da sé.»

«Non stiamo facendo la guerra al diavolo» osserva con velato sorriso il giornalista.

«Se per questo non sono nemmeno degli angeli; è un ambiente ambiguo, celato dietro una facciata di perbenismo» replica Sergio.

«In qualche modo dovrebbe uscirne.»

«È maledettamente difficile; una volta dentro devi affidarti esclusivamente alle tue forze, perché nessuno ti tirerà fuori. Lo so, è una frase ripetuta, ma veritiera. Io e Massimo abbiamo sperato di farcela … »