Maria Clausi: LA PERSONA VA VALUTATA IN QUANTO TALE, NON PER L’APPARTENENZA AD UNA CATEGORIA.

Anni fa, quando ebbi una lunga esperienza professionale con una persona, questa mi raccontò una storia: non so se fosse una barzelletta o una storia vera oppure una vicenda con un fondo di verità, ma che venne poi “colorata”! In sostanza questa storia descriveva la figura del medico come un assassino, quella dell’avvocato come un truffatore e quella dell’uomo mite come un perfetto idiota!

Ci sono tante persone nella società che subiscono pesanti discriminazioni per il solo fatto di appartenere ad una categoria lavorativa o di appartenere ad un certo ceto sociale o di vivere in un determinato territorio.

Penso a noi calabresi che quando ci spostiamo al Nord veniamo etichettati tutti come ‘ndranghetisti!

Di contro, tante altre persone vengono osannate per il solo fatto di avere certi titoli oppure di rivestire un certo ruolo sociale oppure di avere una certa agiatezza economica o di risiedere in un determinato luogo. Magari queste persone hanno l’ammirazione di molti, ma nel quotidiano sono persone prive di umanità. 

Anche io spesso sono stata e sono oggetto di pesanti discriminazioni: non sono in pochi quelli che storcono il naso davanti a me.

Un tempo questo atteggiamento mi mortificava, successivamente mi fece rabbia, oggi provo solo una immensa pena per chi mi discrimina.

Chi coltiva il pregiudizio è persona misera, mediocre, priva di sensibilità umana, spesso semplicemente individuo di scarso valore umano e ciò a dispetto dei titoli che possiede. 

A chi discrimina vorrei consigliare la visione di un bellissimo film sul razzismo: Il diritto di contare. 

Se la visione di questo film non smuove la sua coscienza è davvero individuo irrecuperabile, senza speranza!

MC