abito dove il bianco
cristallo di polvere mi solleva
piuma sulla terra battuta
senz’altra memoria che il bianco
alchemico di orchidee e musica
sordo per mano tua che emana
il limbo fermo degli oggetti.
una grazia già di vibrisse
nello sfiorare eremi eterni.
fino a rapire il vuoto
quel prato di altezze e una lamina
muta attraversa il sempre
degli occhi. è la luna che
si abbraccia nella cruna
lontana, di adorazione/affezione
– l’altro limite, altissimo.


arte: Max Beckmann