Un giorno la vita immaginaria ebbe la meglio sulla realtà effettiva, sulla realtà fattuale. Subito di colpo, senza sapere come e senza ringraziare non si sa chi, successe ciò e fu una piccola grande rivincita, una discreta rivalsa per i sognatori. Da allora contarono in amore non gli amplessi ma gli sguardi, non il kamasutra ma i sospiri degli innamorati respinti. Cyrano ebbe la meglio sul suo impostore. Edmond Dantes riconquistò per sempre la sua amata. Dulcinea fu tutta di Don Chisciotte. Laura e Beatrice si ricongiunsero definitivamente con Petrarca e Dante. Leopardi annientò Ranieri. Orfeo salvò dagli inferi Euridice. Lesbia divenne fedele a Catullo. Lawrence non fu più cornuto. Gli amori impossibili diventarono possibili. Un contatto fortuito tra due mani in un bar, lo sguardo di una passante, mezz’ora di viaggio in treno con una ragazza aprirono grandi prospettive, anzi immensi scenari inaspettati. Prima nessuno si soffermava a pensare a tutto ciò, tutt’al più riteneva che queste cose decidessero in modo infinitesimale o nullo nella vita delle persone. Invece diventarono importanti, anzi determinanti. Gli amplessi, gli amori ricambiati non venivano più considerati. Veniva premiato lo sforzo dell’immaginazione rispetto allo sforzo di tenere vivo un amore. Però i desideri omicidi che sono sempre stati molto di più degli omicidi effettivi ebbero la meglio. Il mondo divenne abominevole. Fu un immenso bagno di sangue. Saltò subito agli occhi che erano più le cose cattive delle cose buone che gli uomini desideravano e che non si poneva porre freni alla fantasia. Nessuna morale poteva fermare con dei freni inibitori l’immaginazione, che sgorgava istintiva, spontanea. Anche le fantasie amorose crearono un immenso caos. Nessuno ci capiva più niente. Qualsiasi fantasia sembrava più importante della realtà. Qualcuno obiettò che la realtà oltre ad essere frutto del caso era in piccola parte decisa dagli uomini. La fantasia invece nessuno sapeva da dove veniva, se era demoniaca o divina. Da dove venivano tutti quei brutti pensieri, che si erano manifestati nel mondo? I sognatori sostenevano che si trattava solo di abitudine, che ogni sistema aveva i suoi guai e le sue complicazioni. Presi “Lezioni americane” di Calvino. Citai così Calvino che a sua volta citava Dante: “C´è un verso di Dante nel Purgatorio (XVII, 25) che dice “Poi piovve dentro a l´alta fantasia’. La mia conferenza di stasera partirà da questa constatazione: la fantasia è un posto dove ci piove dentro.” Insomma era difficile definire la fantasia e sapere da dove provenisse. Comunque poi il Padreterno si stancò di questo incantesimo perché nessun essere umano desiderava più appagare un desiderio, ogni desiderio era inappagato e ogni amore moriva sul nascere. Troppa fantasia insomma aveva tarpato le ali alla fantasia. Qualcuno disse che quando si immagina non si vive veramente ma soltanto si immagina di vivere e che per amare concretamente bisognava anche esercitare molto la fantasia. A questo proposito un piccolo saggio disse che due amanti in una stanza in verità sono sempre in quattro: loro e i due loro immaginari con cui devono imparare a convivere e anche se realizzassero tutte le loro fantasie sarebbero sempre loro due e due immaginari inesausti, inesaudibili. Tutto ritornò come prima e gli uomini ritornarono a non rispettare la fantasia, come se tutto fosse stato invano.