Siamo nella seconda metà del Trecento e nell’arte Giotto ha già spopolato con la sua innovazione artistica e tanti ormai sono i suoi seguaci o “imitatori” ma tra i tanti uno in particolare ha l’ambito di essere citato e nominato in quanto non solo ha cercato in pieno di riprendere gli spazi e i volumi del Giotto ma ha anticipato quel pathos descrittivo del gotico e del rinascimento stesso.

Parlo del Pittore Tommaso di Stefano, detto Giottino, che nelTrecento fu uno dei più famosi maestri fiorentini e che pure il Vasari esalta nelle sue Vite, e della sua opera più significativa e anche una delle pochissime opere pervenutaci nel tempo, La Pietà di San Remigio che è attualmente visibile alla Galleria degli Uffizi a Firenze.

E’ un’opera pittorica su tavola nella quale rappresenta il tragico momento della deposizione dalla Croce e l’ultimo addio (il compianto) dei suoi congiunti e soprattutto della Madre Maria. Il Giottino prende a descrivere una certa quantità di personaggi e li colloca ognuno in posizione e atteggiamento diversi proprio per creare quel senso di spazio tridimensionale e al tempo stesso di “anticipare” la rappresentazione dei diversi sentimenti tra coloro che partecipano al compianto .

La scena è volutamente divisa in due parti ben distinte, parti che sono caratterizzate dalla grande croce nel centro, infatti nella parte destra rientrano le figure Sante, come la Madonna, la Maddalena e San Giovanni mentre nella sinistra compaiono due figure con costumi “moderni”, inginocchiate si vedono una suora e una ricca signora, comprensibile dal fastoso costume, e queste altre non sono che le committenti della tavola, benedette dalle figure di San Benedetto in vesti bianche e San Remigio in vesti vescovili in quanto la tavola stessa era destinata alla chiesa intitolata al suo nome e per tanto tempo è stata sopra l’altare maggiore. Da notare che le due figure committenti, sono le uniche che non hanno l’aureola in quanto non sante e perciò rappresentate anche in una dimensione più piccola in quanto dobbiamo fare un richiamo alla proporzione gerarchica che era tipica dello stile bizantino del Duecento e che qui comunque il Giottino lo ha a malapena evidenziato, in quanto i committenti, i signori, saranno loro che prenderanno più valore e prestigio nell’ambito sociale e vorranno sempre più essere ben rappresentati.

Per dare ulteriore luce e creare un mondo divino il Giottino ha ricoperto il fondo con foglia d’oro, così da fare apparire i personaggi come fossero fuori da ogni preciso luogo e determinato tempo.

Un’opera d’arte davvero sconvolgente se si pensa al periodo in cui venne eseguita, un’opera come abbiamo detto anticipatrice in cui il Giottino ha saputo trasmetterci tutto il dolore e il compianto dei personaggi, ha saputo magistralmente e genialmente ricondurci a un evento religioso con pacata fede e accorato sentimento.

Roberto Busembai (errebi)

Immagine web: Tommaso di Stefano detto Giottino – Pala di San Remigio ( Galleria degli Uffizi – Firenze)