Il ragazzo appena diciottenne aveva appena finito la scuola. Quella mattina si era fatto subito la barba. Si era messo in boxer e in ciabatte. Aveva preso i soldi. Si era vestito, pettinato. Aveva salutato i suoi. Aveva inforcato la bicicletta ed era andato alla stazione. Era mattina presto. Tutto lasciava presagire che sarebbe stata una bella giornata di sole. Voleva andare al mare. Fece il biglietto. Prese il treno per Pisa. Quindi prese il treno per Roma e si fermò a San Vincenzo. Da lì aveva due opzioni: prendere l’autobus per Baratti oppure prendere un treno locale che lo avrebbe portato alla stazione di Campiglia. Decise la seconda opzione, anche perché più economica. Il problema è che avrebbe dovuto fare circa due km a piedi prima di giungere alla spiaggia. Ma era per l’appunto un ragazzo; aveva energie da vendere. Si armò di pazienza e camminò fino a destinazione. Una volta arrivato al golfo di Baratti ammirò il mare e quindi decise il da farsi. Scelse che non si sarebbe fermato alla spiaggia, dove c’erano molte fiorentine e straniere in topless. Le prime arrivavano con la macchina e facevano un giorno al mare da pendolari. Le straniere invece venivano con marito e prole col camper. Ma lui si soffermò appena a guardare qualche seno nudo e continuò a camminare in riva al mare. Aveva ormai la parte superiore delle dita dei piedi sbucciate a forza di camminare, ma lui voleva arrivare agli scogli, alle rocce. Aveva sempre fantasticato di camminare fino a quando si poteva sugli scogli e poi proseguire a nuoto, gettandosi anche con lo zaino in spalla e la maglietta addosso, per arrivare alla mitica buca delle fate, un ritrovo naturale per nudisti, a cui si poteva accedere soltanto passando da Populonia alta con la macchina e poi proseguendo a piedi nella boscaglia in un sentiero scosceso, ammirando lo strapiombo. Il ragazzo mentre camminava sognava di trovare una ragazza nuda sugli scogli da conoscere. Giunto ai famigerati scogli, ormai tutto sudato ma non ancora esausto, vide che davanti a lui c’era una bella ragazza mora che avanzava. Ma  notò anche che c’era un palestrato, alto, che aveva adocchiato la ragazza. Notò che la ragazza aveva la fede al dito e che tra i due era iniziato un gioco di sguardi. Era un giorno molto afoso, troppo assolato. Un giorno di sole così poteva stordire i sensi e la ragione, come ne “Lo straniero” di Camus, in cui il protagonista accecato dal sole e istupidito dal caldo commetteva un delitto assurdo senza senso. Ancora una volta il ragazzo si pensò sconfitto. Aveva perso ancora, come al solito. La ragazza molto probabilmente aveva deciso di avventurarsi tra gli scogli per essere più libera (lontana da sguardi indiscreti) per starsene da sola in santa pace. Ma la bellezza statuaria di quel ragazzo forse l’aveva fatta desistere da quella remota intenzione. D’altronde tutti e tre erano molto giovani ed entrambi sentivano il richiamo del sesso. Poi mentre tutti e tre avanzavano tra gli scogli e una piccola guerra psicologica era già in corso, con la ragazza che aveva già deciso chi scegliere tra i due sfidanti, ebbene la visione di un topo prima e di una serpe poi fecero desistere entrambi dal prendere il sole, dal fare il bagno su quegli scogli. Entrambi ritornarono sui loro passi, fecero marcia indietro. Tutti e tre si dispersero; la sfida tra i due ragazzi, la seduzione, il corteggiamento, ebbene tutto finì. Tutti e tre ritornarono alla spiaggia, senza scambiarsi una parola né un saluto. In fondo la bella ragazza aveva molte altre occasioni di fare conquiste, così come il palestrato.  

Passarono tre anni. Il ragazzo sfigato si recò un giorno a Firenze con un suo amico veneto.  Aveva ospitato il suo amico per qualche giorno in Toscana. Gli aveva fatto vedere i più bei posti o quelli che lui riteneva tali. Gli aveva fatto mangiare piatti della tradizione regionale. Quel giorno si sarebbero congedati e l’avrebbe accompagnato a prendere il treno per Padova. Era il giorno del suo compleanno.  Decise di rimanere da solo ancora un poco a bighellonare per le vie di Firenze, una volta salutato l’amico. Poi si recò in un pub e lì conobbe una bella ragazza mora. Lei lo lasciò fare. Diede per così dire spago al ragazzo, che colse al balzo l’occasione. Le chiese se poteva leggerle la mano. La ragazza aveva una zona erogena alle mani. Poi l’effetto disinibente di due birre piccole facilitarono la conoscenza intima tra i due. La ragazza era già sposata. Seppe che saltuariamente tradiva il suo uomo con amanti occasionali.  Aveva una figlia in tenera età. Decisero che sarebbero andati in una piccola pensione fuori mano a Novoli. La ragazza aveva il motorino. Una volta fatto l’amore il ragazzo gli disse che gli ricordava una ragazza che aveva visto anni prima a Baratti e le chiese se fosse mai andata lì. La ragazza disse che era lei quella ragazza a cui si riferiva e gli descrisse esattamente quella attimi, quella circostanza. Il ragazzo le chiese se aveva conosciuto quel palestrato.  Lei gli rispose di no e che non le piacevano i palestrati ma i mingherlini come lui, che anche suo marito non era un adone. Gli disse che lei non guardava l’aspetto fisico e che anzi le piacevano i brutti, quelli che le altre ragazze comunemente non notavano. Insomma de gustibus! Il ragazzo appena ventunenne era ispirato da questa avventura. Lo aveva inorgoglito. Stava sempre sul depresso ma finalmente vedeva rosa. Chiese alla bella ragazza mora se potevano rivedersi. Lei disse che lui non conosceva suo marito, che era molto geloso e pericoloso. Il ragazzo chiese lumi, ma lei gli rispose che certe cose era meglio se le teneva per sé, che se avesse saputo la verità su suo marito avrebbe corso dei rischi. Il ragazzo insistette e alla fine la ragazza prese il suo numero di telefono. Lo scrisse in un biglietto del treno già usato. Il ragazzo naturalmente le diede il suo numero di casa. Ma la ragazza non lo chiamò più. Non si videro più. Invece di rivedere lei il ragazzo vide il marito di lei. Costui li aveva notati insieme per le vie di Firenze. Li aveva visti insieme in motorino. Il ragazzo una sera era a un ristorante di Empoli con un suo amico. Era una trattoria molto economica. All’improvviso entrò questo tale infuriato che disse che sapeva tutto della tresca tra lui e sua moglie. Il marito raccontò tutto nei dettagli. Il ragazzo ascoltò. Non sapeva che dire. Il marito disse che aveva una pistola carica e che era pronto a fare pazzie. Il ragazzo realizzò che era stato sfortunato, ma che aveva anche agito molto ingenuamente. Alla fine il marito, dopo questo scatto d’ira come era entrato se ne andò. Scomparve anche lui dalla sua vita per sempre. Il ragazzo pensò alla sua passione per i libri. Pensò che c’erano scrittori che raccontavano in tutte le salse la loro vita e poeti che volevano rendere eterno un istante. Il ragazzo pensò alle agnizioni montaliane e ai romanzi epici: sembravano non avere nulla in comune tranne il fatto che fossero letteratura. Lui pensò che quegli attimi e quella piccola storia li avrebbe un giorno raccontati a qualche estraneo senza vantarsene perché in fin dei conti di quella avventura non sarebbe rimasto niente. Il ragazzo, appassionato di poesia, sognava di scrivere un saggio intitolato “Poesia e inconscio cognitivo, forme chiuse ed euristiche cognitive”, ma poi capì che sarebbe stato uno sforzo inutile coniugare le ultime scoperte della psicologia cognitiva e la vecchia metrica italiana. Così non lo scrisse mai. Tutte le volte che si rammaricava per non averlo scritto si metteva il cuore in pace pensando che non ne avrebbe avuto le competenze. Dalle notizie più recenti che ho il ragazzo ora è un uomo solo senza alcuna avventura erotica e la bella ragazza mora ora è una donna attempata che per paura e abitudine sta insieme al marito. Sua figlia è una giovane donna ormai e  d’estate prende la macchina,  recandosi a prendere il sole a Baratti.