Giuseppe Pippo Guaragna

Mare nostrum

Non era la ginestra

che avvampava di giallo

tra il ginepro ed il mirto,

in quell’alba di maggio.

Era un raggio di sole

che indorava le siepi

tra la spiaggia e la riva,

ed i gigli marini.

Briciole di conchiglie

coloravano in rosa

lì dove l’onda muore,

e ne lascia l’impronta.

Orme sulla battigia

tracciavano sentieri

che indovini e che sai,

d’anime innamorate.

E’ gran pace d’intorno,

come un Eden perduto,

son lontani gli affanni

del viver quotidiano.

Questo è il Mare Nostrum,

è largo l’orizzonte

e sconfinato il mare,

vita e morte alle rive.

Ed è su quelle rive

dove la sabbia impera,

ed il sole è spietato,

che s’infrange il pensiero.

Un profeta spietato,

un vecchio libro sacro,

scandiscono le ore

d’ogni giorno che scorre.

Di là, con la pashmina

sopra i seni pesanti,

donne senza diritti

si trascinano stanche.

E’ un’esistenza grama,

la vita un tenue filo,

schiave senza padrone,

sempre incerto il domani.

Giocano i bimbi in strada,

fanno piccole guerre,

scalano le macerie

issando una bandiera.

Sono giochi crudeli,

avvelenano il cuore,

fiorirà in quella riva

un momento d’amore?

GPG

Potrebbe essere un'immagine raffigurante mappa e testo